0

Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

La vita reale, le proprie storie, i propri personaggi

visione-di-scenario-sulla-professione-di-psicologo-300x225

Il 20 ottobre ho compiuto 38 anni: 38 è più vicino a 40 che a 35. Questa semplice constatazione mi ha portato a riflettere sulla mia vita, su quello che ho fatto finora, le strade scelte, le vie imboccate più o meno per caso. Sul futuro che mi aspetto, che mi auguro, in cui spero. Mi sono trovato a fare un po’ il punto della situazione e mi è venuta in mente una recente intervista di cui non ho fatto cenno qui né sul precedente sito-blog.
Si tratta di una breve intervista (3 domande) pubblicata sul blog di Michel Franzoso “Graffi d’inchiostro“. La potete leggere per intero cliccando sul seguente link:

Tre domande a… Francesco Barbi – Intervista su Graffi d’inchiostro

Qui sotto ne riporto una versione più sintetica, ma che credo contenga il succo delle risposte:

  1. Con L’acchiapparatti sei riuscito nel grande salto che molti esordienti sognano, il passaggio da un piccolo a un grande editore: cos’hai guadagnato e cos’hai perso?
    Ho guadagnato un numero prezioso di lettori e ho perso un po’ d’ingenuità.
  2. I tuoi personaggi sono molto vivi e caratterizzati. Quali sono le tue regole per creare un buon personaggio?
    I miei personaggi sono al servizio della storia, ma devono avere e conservare il potere di trasformarla.
  3. La professione sulla tua carta d’identità adesso è “scrittore”?
    No. Spero lo sia, un giorno non troppo lontano.

Be’, mentre la prima e la terza domanda hanno palese attinenza con il discorso con cui ho aperto questo post, la seconda domanda sembrerebbe non averne, almeno a una prima impressione. Ma forse, a ben guardare, le cose non stanno proprio così. In fondo i personaggi che si creano e che si è in grado di creare hanno molto a che vedere con la vita che abbiamo fatto, che facciamo e che vorremmo fare. Le mie esperienze determinano e influenzano non soltanto il loro carattere, la loro profondità, la loro umanità, la loro verosimiglianza, ma anche come loro entrano in contatto con il lettore, come gli vengono presentati e narrati. Ebbene sposando l’ottica di libertà che trapela dalla mia seconda risposta nello sviluppo e nella caratterizzazione dei personaggi, io dovrei cercare il più possibile di sparire dal testo (almeno a livello conscio). E dalla storia. Sei personaggi in cerca di autore mi è piaciuto molto, sposo senz’altro l’idea di fondo di Pirandello, ma per questo romanzo ho scelto la via dell’immersione e come autore mi tengo più che posso fuori dalla storia. I personaggi sono i protagonisti, alla fine sono o non sono loro che danno vita alla storia? Devono essere loro a fare le proprie scelte e a decidere la storia.

scegliere-300x300

Io sono libero? è il sottotitolo di questo blog… Be’, intanto cerco di fare in modo che i miei personaggi lo siano, il più possibile.
Vi presento allora i personaggi di “Io sono libero”, o meglio, lascio che siano loro a presentarsi (devo ancora revisionare queste due paginette cruciali che faranno da apertura al romanzo):

Io sono libero – DRAMATIS PERSONAE

Come al solito, impressioni e commenti sono graditi.

COMUNICAZIONE di SERVIZIO: Anche quest’anno, sebbene non abbia presentazioni o incontri in programma, andrò a Lucca Comics and Games. Penso che ci sarò almeno 2 o 3 giorni, e più o meno graviterò nel padiglione Games.

EDIT del 17 – 11 – 2013. Ho cambiato l’ordine di presentazione dei personaggi e rivisto le due pagine:

Io sono libero – Dramatis Personae – rivista

Verosimiglianza nei dialoghi, dialetto napoletano

Che io ritengo molto importante la verosimiglianza lo si dovrebbe aver capito. Spero. C’è sempre il caso di qualche lettore che parla di brutto errore quando un oste o un contadino delle Terre di Confine non usa il congiuntivo. Oppure quando, nel p.o.v. del medesimo oste, non si usa il termine tecnico “astragali” per preferire invece “dadi d’osso”. No, dico, ma in quel mondo dovevano chiamarli proprio e per forza astragali? E perché? Ci dovevano essere anche i tarocchi? Ma se anche fosse, quell’oste non poteva non essere a conoscenza o aver dimenticato dell’esistenza di quel termine? Oppure non potrebbe aver preferito, avendo sotto gli occhi dei dadi d’osso, chiamarli appunto “dadi d’osso”? Per quel lettore, no. Ehm, sto divagando… perdonatemi, mi son lasciato prendere. Ritorniamo al discorso.

mangiatorespade_32k
Chi segue il blog dovrebbe aver intuito che a me piace giocare con la verosimiglianza, sfidarla, infilarmi in situazioni narrative che la mettono a dura prova. Ovvero raccontare storie che di primo acchito potrebbero sembrare  inverosimili e renderle invece credibili. Questa sfida è uno dei motori che più mi spingono avanti nella costruzione di una trama. Se in un romanzo fantastico la verosimiglianza è cruciale, in un main-stream è essenziale. Qualsiasi sia il genere, trovare il giusto equilibrio tra l’incredibile e il plausibile (naturalmente all’interno della finzione) può comunque essere allo stesso modo stimolante. Non dovrebbe stupire che questa mia attenzione alla verosimiglianza nello scrivere un romanzo fantastico possa trasformarsi nella ricerca di iper-realismo, laddove io sia alle prese con un’ambientazione tratta dal mondo reale. E adesso sto per l’appunto scrivendo un romanzo ambientato in Toscana, anno 1996.

Chi mi ha letto sa anche che a me piace molto giocare con la lingua. Nei dialoghi, con i modi di dire, le esclamazioni, i proverbi… Cazzo, nella Toscana del 1996 ci sono i dialetti! Ebbene sì, nel nuovo libro ci sono i dialetti. Scusate, sono più sboccato del solito nell’ultimo periodo. Be’, a dire il vero negli ultimi due anni. Da quando sono immerso nelle atmosfere, chiamiamole così, del nuovo libro. In realtà vi sto solo preparando alla lettura del pezzo, un estratto del capitolo 3.

Trattasi di un pezzo in cui entra in scena un napoletano (o un salernitano?), che deve parlare in dialetto stretto. Io ho abitato per qualche mese con un napoletano verace (e conosco bene almeno un altro paio di napoletani, che di solito però lasciano da parte il dialetto), ho fatto qualche ricerca su internet, ci ho studiato un po’ sopra. Ho preso in mano il pezzo della prima stesura e l’ho riscritto. Ah, naturalmente ho adattato quel che poteva dire il personaggio alle espressioni che riuscivo a riportare sulla tastiera e mi suonavano bene. Tutto sommato un buon vincolo.

taxi driver web

Breve intro: Tiziano Coppi, detto il Ghigna, è al Kama, una discoteca vicino Camaiore (provincia di Lucca). Per dirla con un eufemismo, ce l’ha grossa, la serata è partita con il botto… Be’, mi sa che può bastare. Più o meno è tutto quello che può entrare in testa al Ghigna in quel momento.

Un altro particolare degno di nota. Il Ghigna somiglia molto a Travis, il protagonista interpretato da Robert De Niro in Taxi-driver.

Chi fosse curioso di avere un’idea della musica che suonavano a quei tempi al Kama, ecco il link a quindici minuti a mio parere rappresentativi:
serata Kama 1999 – Dj Mario Scalambrin

Ecco l’estratto: Il Ghigna e Salvo – L’incontro al Kama

Sto ancora lavorando su questo pezzo (e ci lavorerò senz’altro ancora in futuro), mi farebbe piacere e comodo ricevere qualche parere. Mi rendo conto che leggere l’estratto senza aver letto ciò che lo precede (senza quindi essere bene a conoscenza della situazione e senza essere stati introdotti con maggiore gradualità allo stile del testo) possa essere quantomeno spiazzante, ma quel che mi interessa è la resa del dialetto (anzi, dei dialetti, visto che c’è anche il pisano). Se non conoscete il dialetto in questione, un’impressione sulla lettura, la reazione alle battute di Salvo, la forma con cui sono resi i dialetti (troppi apostrofi, qualcuno può essere evitato?)… Se invece per caso fortuito parlaste il napoletano, potreste darmi una mano, magari segnalandomi cosa c’è che non va, qualche frase che suona male o qualche alternativa più corretta o più fantasiosa.

Post di fine estate, aggiornamenti e notizie

L’estate è al tramonto, è sabato pomeriggio, sono tornato dal mare. Mi è parso il momento giusto per dedicare un’oretta al blog. Per fargli sentire che non l’ho abbandonato e che adesso si prova pian piano a ripartire. Giusto un paio di notizie:

1. I miei libri sono di fatto fuori catalogo da giugno. Ovvero sono fuori dal mercato, non si trovano e non si possono ordinare. Ho detto “di fatto” perché non sono ancora stati messi ufficialmente fuori catalogo. In questo caso non ci sarebbero ristampe, ma i relativi contratti di pubblicazione sarebbero sciolti. La situazione è parecchio complessa, ancora da definirsi. Ci sono in mezzo la vecchia (Dalai) e la nuova (Baldini & Castoldi srl) casa editrice, il contratto di affitto tre le due, la scelta dei titoli da mantenere in catalogo, la richiesta di concordato, i magazzini chiusi, il cambio di distribuzione.
Spero si arrivi presto a un po’ di chiarezza.

2. Il 10 agosto sono stato citato in un articolo di Vanni Santoni sulla rinascita del fantastico apparso sull’inserto domenicale “la Lettura” del Corriere della Sera:

foto-articolo su la Lettura

Che altro dire se non che mi ha fatto molto piacere? L’ho trovato un bel pezzo, scritto bene, non solo fuori dal coro, ma anche un po’ di denuncia nei confronti della “critica” italiana.
Questo è il link all’articolo sul Corriere della sera.it, dove è possibile leggere l’articolo più comodamente e per intero - La rinascita del fantastico.
Tra l’altro ieri ho iniziato “L’età sottile” di Dimitri.

Non ho poi ancora deciso se segnalare qui le recensioni e le interviste che riguardano la mia scrittura. Non sono certo che questo sia il posto giusto. Prima che andasse off-line lo facevo sul sito-blog dedicato ai miei romanzi pubblicati, come una sorta di rassegna stampa. Adesso non so, questo spazio alla fin fine contiene miei pensieri. Forse potrei limitarmi a segnalarli su facebook o twitter. A meno che non volessi trarne qualche riflessione…

Cos’altro? Di certo mi scordo qualcosa…
Già, dimenticavo, non ho ancora aggiornato le pagine dedicate a “L’acchiapparatti” e a “Il burattinaio”. Ormai sono mesi che l’altro blog è andato off-line. Be’, magari sarà la prima cosa che faccio a settembre.
Non era questo, però, che avevo la sensazione di scordare.
Sto ascoltando una raccolta di dischi storia progressive dei primi anni ’90
Non era nemmeno questo.

Vita da scrittore nella crisi, 2

Visto quanto scritto nel primo post, taglio via gran parte delle riflessioni sulla crisi dell’editoria in Italia e mi limito a poco più di una breve cronaca del mio vissuto.

Come antipasto, però, un articolo sul rapporto della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) circa lo stato dell’editoria, “La stampa in Italia”, che la dice lunga sulla situazione (il 2012 è stato il peggiore degli ultimi 20 anni):

sono indeciso

Be’, evitando di entrare nei dettagli, lo scorso anno avevo avuto già qualche avvisaglia delle difficoltà che stava attraversando la casa editrice Dalai… Avvisaglie divenute preoccupazioni quando a gennaio 2013 il sito-blog dedicato ai miei due libri pubblicati rimane a lungo off-line. Prima mi si dice che si tratta di un problema temporaneo, poi che stanno riformando il settore web… infine a marzo, se non ricordo male, che il server è stato spento e che quindi probabilmente perderò il lavoro di 3 anni. [A proposito, nei prossimi giorni provvederò all'aggiornamento delle pagine dedicate ai due libri, che per l'appunto poggiavano sui link al suddetto sito-blog. Ah, nel caso fortuito in cui qualcuno avesse salvato qualche articolo, lo prego di contattarmi.]
Nel frattempo le contrattazioni, iniziate a gennaio, tra il mio agente e la casa editrice per la pubblicazione di Marchi indelebili proseguono, ma di fatto non vanno avanti. Loro non cedono su questioni riguardanti l’opzione che mi vincola alla casa editrice e, vista la situazione, noi non accettiamo la loro offerta.
Si arriva così a maggio. A questo punto sapevo bene che la casa editrice stava attraversando un brutto periodo, ma non avrei mai immaginato di andare al Salone del Libro di Torino per un confronto diretto e non trovare lo stand Dalai.
La rivista Linus non esce a maggio, si fanno sentire i lettori affezionati, passa un altro paio di settimane e iniziano a diffondersi le prime notizie in rete. Giusto uno dei molti articoli che sono stati pubblicati in merito alla faccenda alla fine di maggio:

linus 1965-2013

Poco dopo appare la notizia della ripartenza della rivista, a luglio, sebbene sotto un’altra editrice… Da poche settimane è infatti nata la Baldini & Castoldi srl, con amministratore delegato Michele Dalai, che ha affittato «a termini e condizioni che assicurino la continuità delle pubblicazioni, della distribuzione e dell’uso dello storico marchio» il catalogo e l’attività editoriale di Dalai Editore. I primi di giugno mi arriva a casa la comunicazione ufficiale tramite lettera raccomandata. Un paio di link su questo sviluppo:

Tra maggio e giugno i miei libri in formato cartaceo non si trovano più su alcuni distributori (come Amazon), L’acchiapparatti va a finire nei remainders su IBS (categoria di solito riservata ai “fuori catalogo”) prima di sparire, su altri portali entrambi i romanzi non risultanto soltanto indisponibili ma fuori catalogo. Scopro successivamente che dal 31 maggio, data a partire dalla quale la distribuzione Mondadori ha sospeso il servizio alla casa editrice Dalai, i due romanzi non sono più ordinabili in libreria… Come se ciò non bastasse, le mie segnalazioni di problemi e le mie richieste riguardanti i formati e-book non hanno seguito.
A metà giugno si diffonde la notizia che Dalai Editore, per non fallire, ha comunque fatto richiesta di concordato preventivo (e tutto quindi rimarrà bloccato finché la faccenda non sarà stata chiarita e definita, ahimè, non prima di qualche mese)… Ecco allora infine qualche link ad articoli riguardanti la situazione della casa editrice pubblicati a giugno:

Da un mese a questa parte non ci sono novità.

Che dire… Questo è quanto è successo, quanto mi è successo. Per dare senso al titolo del post, gli accadimenti, gli sviluppi, le riflessioni e le preoccupazioni in merito alla situazione di crisi appena descritta hanno condizionato la mia vita, il mio umore e la mia visione del futuro. Ma da qualche tempo, e adesso che ne scrivo, mi sento più distaccato, meno frustrato e senza speranze… meno “in crisi”. Sono più tranquillo, mi sono rassegnato ad avere pazienza, a dare tempo al tempo (il fulcro del problema sta nel fatto che sono vincolato e dunque in una situazione di stallo). Ne approfitterò per concentrarmi e lavorare al meglio, con fiducia e competenza, senza essere ossessionato dall’obiettivo di fare della scrittura un mestiere, prendendomi i miei tempi e cercando di godermi di più il percorso. Fortunatamente non morirò di fame se anche non dovessi riuscire nei miei intenti.
Intanto, nonostante non avessi più certezze circa la sua pubblicazione, ho terminato la revisione di Marchi indelebili. Ora mi aspetta una breve vacanza e i primi di agosto tornerò a lavorare su Io sono libero e su chissà quali altri progetti.

EDIT dopo qualche ora dalla pubblicazione del post:

Nel post precedente ho chiamato in causa Albert Einstein. Stavolta, per trasmettere e trasmettermi un po’ di energia positiva, chiudo il post con un intervento di Neil Gaiman, scovato sul blog “E a volte, quando cadi, voli” proprio… ora:

Un semplice discorso – traduzione del discorso di laurea ai diplomati del 2012 dell’Università delle Arti di Philadelphia

Vita da scrittore nella crisi, 1

Nonostante i propositi, peraltro dichiarati nel post precedente, sono dovuti passare più di 20 giorni prima che tornassi a scrivere su questo blog. Però ho finalmente (concedetemi questo avverbio in -mente) terminato “Marchi indelebili”. Bene, è stata dura, ma adesso anche questa è fatta. Ok, stop al momento di ottimismo e spensieratezza. Entro in lamento-mod, devo parlare della crisi. Della crisi che colpisce l’Italia, e in particolare l’editoria, della crisi che colpisce in parte anche me…

No, perdonatemi, non ce la faccio. Nei giorni scorsi ho buttato giù qualche considerazione, ma in questo momento sono un po’ su di giri e non ho voglia di deprimermi. Ho appena terminato un lavoro che mi ha incupito parecchio. Adesso mi ci vuole un po’ di leggerezza.

Chiuso-per-crisi-300x225

Tra qualche giorno, quando me la sentirò, ovvero quando sentirò di nuovo addosso il grigiore della crisi, ci riproverò… Oggi ragiono al contrario. Mi va di fare bello il brutto.

E allora, visto che ho il tempo e mi va comunque di scrivervi qualcos’altro, vi propongo una serie di frasi scritte nel 1934 da Albert Einstein, non proprio un cervello qualunque, in “Come io vedo il mondo”:

La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

 

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

 

Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza.

 

È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora; senza crisi qualsiasi vento diventa una brezza leggera.

 

Parlare di crisi significa promuoverla; non parlarne significa esaltare il conformismo. Cerchiamo di lavorare sodo, invece. Smettiamola, una volta per tutte, l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Buona crisi a tutti!

Rapido aggiornamento pre-estivo

Ultimamente ho avuto poco tempo da dedicare al blog, non è un caso che non abbia pubblicato nuovi post dalla fine di maggio. Da una parte la scuola, con gli impegni connessi alla conclusione dell’anno scolastico: ultimi compiti e interrogazioni di recupero, relazioni finali e programmi svolti, scrutini, riunione dei dipartimenti, collegio docenti… Dall’altra la difficile situazione della casa editrice Dalai, che da un mesetto a questa parte mi ha catapultato in un vortice di ricerche, telefonate e riflessioni.

In breve Dalai Editore, per evitare il fallimento, ha fatto richiesta di concordato preventivo e ha affittato l’azienda (o quel che ne rimane) alla srl di recente nascita Baldini & Castoldi, il cui amministratore delegato è Michele Dalai (figlio di Alessandro)… Per quel che mi riguarda, nonostante le energie spese nelle ultime settimane, ho paura che dovrò rassegnarmi ad aspettare qualche mese prima che la situazione si definisca e io possa capire ciò che vorrei capire ora.

Sul fronte della scrittura, sto per completare la revisione di Marchi indelebili, sono all’ultima rilettura, per cui dovrei riuscire a riprendere presto a pubblicare sul blog almeno un articolo a settimana. A breve è mia intenzione dedicare 2 o 3 post a:

  • La “situazione Dalai”, visto che la cosa è ormai di dominio pubblico.
  • L’aggiornamento delle pagine dedicate ai due libri pubblicati con BC Dalai (il sito che gli era dedicato è andato “perduto”).
  • Notizie recenti relative ai due libri (recensioni, un’intervista, l’uscita di De Poppenspeler in Olanda).

lavori-in-corso

Revisione “Marchi indelebili”: presente o passato?

Per cause di forza maggiore (legate alla casa editrice e di cui non intendo parlare qui, almeno per ora), la pubblicazione di Marchi indelebili non avverrà entro la fine del 2013, com’era previsto. Che non ci fosse più niente di certo, a dire il vero, lo sapevo già da qualche tempo… Visto però che stavo lavorando anima e corpo al romanzo e vista la fatica che ho fatto per immergermi nella riscrittura del testo, ho deciso di portare comunque a termine la revisione. Adesso sono a buon punto, direi che resta da rivedere la delicata parte finale e poi il tutto un’ultima volta, a riscrittura terminata (ricontrollando e valutando le osservazioni e le perplessità che mi sono potuto lasciare alle spalle annotandole sui miei quadernetti).

Vado al punto. Come mi ero prefissato a inizio revisione, ho sperimentato e sto sperimentando parecchio. Anche per ciò che riguarda i tempi verbali. Credo che, se ben gestiti, si possano anche alternare in maniera fruttifera nel corso di un romanzo, un racconto, addirittura all’interno di una singola sequenza, senza creare stonature o salti sgradevoli. E anzi conferendo ulteriore spessore e cambi di ritmo alla lettura che potrebbero rivelarsi tutt’altro che nocivi.

In quest’ottica mi sono trovato più volte a dover scegliere il tempo verbale più adatto alla singola sequenza. In particolare all’interno di alcuni capitoli-racconti già caratterizzati dalla presenza di sequenze al passato e altre al presente. Sebbene io abbia alcuni criteri vincolanti, ve ne propongo una, in cui mi trovo incerto sulla preferenza. Si tratta di un paio di scene più o meno centrali dello stesso racconto di cui ho già parlato qui, “La consorte ideale”, e che ho lasciato da parte nella revisione.

Qui sotto riporto le due versioni. Per realizzare la seconda ho cercato di rimanere il più fedele possibile alla prima, ma naturalmente non non mi sono potuto limitare a sostituire il presente al passato nei verbi… A mio parere, il tempo presente forza lo scrittore al mostrato e cala con maggior efficacia il lettore nella storia. D’altronde la narrazione al passato impone un distacco maggiore, concede più soluzioni allo scrittore e fa tollerare di più il raccontato (che comunque dev’essere efficace o quantomeno breve) al lettore.

donna ombra

Sequenza centrale – La consorte ideale – passato

Sequenza centrale – La consorte ideale – presente

gelosia-bionda

Mi rendo conto che si dovrebbe leggere l’intero capitolo-racconto, d’altra parte è importante anche la prima impressione. Preferenze? Si potrebbe anche pensare di distinguere le due scene di ciascun estratto e preferire una versione mista.

Esperimenti di scrittura, 1.4

Questo è l’ultimo della serie di post dedicati al primo esperimento di scrittura. Contiene l’incipit del racconto incompiuto che ne è nato. Qui sotto i link ai primi 3 post:

  1. Esperimenti di scrittura, 1.1
  2. Esperimenti di scrittura, 1.2
  3. Esperimenti di scrittura, 1.3

Ho scritto i 3/4 del racconto e mi sono fermato. Mi sono fermato nel momento in cui mi sono reso conto che non l’avrei inserito in Marchi indelebili. Sono molteplici le motivazioni che mi hanno portato a questa decisione. La principale sta nel fatto che questo racconto invece di semplificare le cose le avrebbe rese più complesse. E le cose sono già abbastanza complesse. Forse in futuro, quando gli troverò un altro senso, tornerò su questo racconto e gli darò una fine, ma alle volte ritengo sia bene saper rinunciare.

A ogni modo, ecco l’incipit, ovvero la prima scena:

Il confidente – incipit

Un paio di tracce che potrebbero accompagnare la lettura:

parete-di-un-vecchio-decrepito-fatiscente-edificio-riparazione-non-redditizie-la-struttura-gradualme

Osservazioni e commenti sono naturalmente più che graditi.

Ingredienti per una scrittura al passo coi tempi: realismo e/o verosimiglianza

Ecco un altro ingrediente che tengo a far rientrare negli aspetti della scrittura al passo coi tempi che sto pian piano delineando (non è un caso se sono passato a parlare di scrittura e non più soltanto di stile): la verosimiglianza, realismo o comunque plausibilità e coerenza interna; nella storia, nei singoli elementi o nei legami di causa-effetto, nei personaggi, nella costruzione del mondo e dei diversi ambienti. Ritengo sia immediato rendersi conto che se lo scopo è l’immersione, ovvero la conservazione della sospensione dell’incredulità, la verosimiglianza è fondamentale. Il punto di forza di una serie come “Black Mirror“, che non può fare affidamento su milioni di budget per la produzione (ma su un’ottima sceneggiatura evidentemente sì), è a mio parere proprio la conservazione di una certa verosimiglianza attorno a un’idea originale, quasi pazzesca nella sua incredibile credibilità.

Nella narrativa di genere, a differenza di quanto qualcuno potrebbe pensare, la conservazione della verosimiglianza è ancor più cruciale, visto che la ricerca del sense of wonder mette spesso a dura prova la credibilità di quanto narrato.

incredibile ma vero

Questa è una delle espressioni che mi piacerebbe assumere quando leggo un romanzo di genere… Purtroppo però ho 37 anni e certe cose non le bevo più con altrettanta facilità. 

La faccenda abbraccia tutti gli aspetti di una storia: dalle scelte, dalla psicologia e dal modo di parlare dei personaggi, all’esistenza di creature o di costruzioni ed elementi tecnologici inventati di sana pianta, ai tempi di percorrenza nel corso di un viaggio, alle conseguenze e alle dinamiche interne di una certa organizzazione sociale, ai legami di causa-effetto… Non entrerò in merito ai diversi aspetti della questione, troppo vasta e complessa da trattare. Ogni scrittore deve confrontarsi con essa, nello specifico di ciò che sta scrivendo, facendo affidamento su tutte le sue esperienze, le sue competenze, le sue ricerche (e in ultima analisi sulla sua capacità di osservazione). Mi limiterò a una visione generale condita da un esempio.

Senza alcuna pretesa di rigore, prendo spunto dalla matematica statistica: la funzione di verosimiglianza è una funzione di probabilità condizionata, considerata funzione del suo secondo argomento, mantenendo fissato il primo argomento; ovvero una funzione che stabilisce le probabilità di un certo fatto (che in una storia esistano certi elementi, che una situazione accada, che un personaggio agisca in un certo modo, ecc.) date certe premesse (stabilite dal resto della storia). Sta all’abilità, all’esperienza e alla capacità di valutazione dello scrittore individuare i “casi dubbi” e assegnare mentalmente a ciascuno il “valore” di questa funzione in base al suo secondo argomento (quanto scritto nella storia), ed eventualmente intervenire. La probabilità non deve essere mai uguale a zero, altrimenti il particolare elemento messo sotto esame perde ogni credibilità. Laddove si pensi che questa probabilità sia alta non c’è bisogno di alcuna “spiegazione” (da non fornire comunque attraverso fastidiosi infodump), laddove invece si pensi che sia vicina al limite inferiore si dovrebbe cercare in qualche modo di giustificarla. Ovvero si dovrebbe cercare di lavorare sulle premesse (sulla storia e/o sull’ambientazione), in modo tale da innalzare quella probabilità alla luce degli ulteriori elementi e informazioni che introduciamo nel mondo e nelle vicende della “finzione”.

Chiaro è che in un mondo fantasy, fantascientifico, in una dimensione parallela, si possono postulare e ipotizzare cose che vanno oltre il reale, ma la faccenda resta delicata (“tanto è fantasy” un corno!). Per entrare un po’ nello specifico di ciò che può implicare la salvaguardia della verosimiglianza, un esempio: se non si hanno motivi per pensare che la vita e la natura nel mondo narrato siano diverse da quelle caratteristiche del pianeta Terra (che in particolare ha un’accelerazione di gravità di circa 9,8 N/kg), è poco plausibile che possano esistere giganti antropomorfi alti una decina di metri che camminano eretti sui due arti inferiori.

Il-Cacciatore-di-Giganti 1

«Non fare il furbo, tanto non sei credibile.»

Se però nella storia ci si imbatte nel ritrovamento di un colossale scheletro le cui ossa sono costituite da un materiale ignoto, scuro, molto duro ma anche leggero… e inoltre si dice che i giganti hanno un cuore con 4 ventricoli e 4 atri che pompano con vigore, una qualità eccelsa delle fibre muscolari e che magari mangiano e cacano il doppio in proporzione a un essere umano (direi circa 250 volte di più), allora forse la cosa potrebbe iniziare a funzionare…

[Per questo stesso motivo il King Kong del film del 1976 (così come quello del 1933), non essendo altro che un uomo travestito da gorilla, è senza dubbio poco verosimile:

king kong 1976

Il King Kong di Peter Jackson (2005) pare invece già più plausibile:

king-kong 2005

Mi spiego in breve: consideriamo un gorilla alto 2 metri, di massa 200 kg. Il King Kong alto 10 metri (5 volte 2 metri) non potrebbe stare eretto perché avrebbe una massa troppo grande per essere adeguatamente sorretta dall'apparato scheletrico. La massa è infatti proporzionale al volume e quella di King Kong dovrebbe essere di circa 25 tonnellate, ovvero 5·5·5=125 volte quella del gorilla (non abbiamo nessun motivo sensato per non assumere che King Kong abbia la stessa densità del gorilla). Il problema è che la capacità di sostegno dello scheletro dipende dalla sezione delle ossa: King Kong avrebbe ossa di sezioni "soltanto" 25 volte maggiori di quelle del gorilla, che dovrebbero però sostenere un peso 125 volte maggiore.]

La verosimiglianza e la percezione consapevole che di essa ha lo scrittore può essere non di rado di vitale importanza. Il punto è che, secondo me, vale la pena correre sul confine, ovvero cercare di rendere verosimigliante una storia che di primo acchito non lo è (e qui parlo anche di trama e risvolti psicologici dei personaggi). Seguendo cioè un altro dei principi guida in cui credo: degno di essere raccontato è l’imprevedibile, l’inaspettato, il sorprendente. Questa è a mio parere una delle sfide più interessanti a cui la scrittura può chiamare. Una delle sfide più proficue per trovare le idee per una buona storia.

Consigli libri: In territorio nemico

Il 25 aprile, tornato dalla consueta scampagnata per la Festa della Liberazione mi è venuta voglia di mettermi a leggere In territorio nemico. D’altronde quale miglior giorno per iniziarne la lettura? In territorio nemico è un romanzo storico ambientato in Italia durante la seconda guerra mondiale, più precisamente tra l’8 settembre del ’43 e il 25 aprile del ’45; è un libro sulla storia della guerra partigiana.

In territorio nemico

BANDELLA INTERNA: Un ufficiale che diserta e intraprende un viaggio attraverso l’Italia devastata dalla guerra. Una ragazza di buona famiglia che diventa una partigiana pronta a uccidere un fascista dopo l’altro. Un ingegnere aeronautico che si nasconde in attesa che passi la bufera. Matteo, sua sorella Adele, il cognato Aldo: sono i personaggi di In territorio nemico, tre giovani separati dalla guerra che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cercano di ritrovarsi in un paese in preda al caos.
Nei venti mesi terribili dell’occupazione nazista, i tre protagonisti faranno esperienza della battaglia, dell’isolamento, dell’amore, del conflitto con se stessi, fino ad affrontare la prova più difficile: scegliere da che parte stare, mentre la morte minaccia ogni passo.
In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della Seconda Guerra Mondiale in Italia.

Il 17 aprile ero a Firenze, alla presentazione in anteprima nazionale, e devo dire che mi sono molto divertito. Come detto in prima battuta alla presentazione , questo libro è unico: duecentotrenta mani hanno collaborato alla realizzazione del progetto. Molte cose interessanti sono state dette, io ne riporto come più o meno la ricordo una soltanto, quella che più mi ha colpito (mi incuriosiscono molto i paralleli e le analogie tra ciò che avviene nei romanzi e le situazioni vissute dagli autori nel corso della loro stesura):
“Nello scrivere, nel partecipare a questo grande progetto, ci siamo un po’ sentiti come i partigiani di quei tempi. Calati in una situazione di emergenza, con obblighi e scadenze. Dovevamo improvvisarci scrittori professionisti, così come al tempo carpentieri, falegnami, giovani ancora senza lavoro e contadini si improvvisarono militari organizzati, soldati in grado di compiere gesta eroiche.”
Tra i “compositori” e gli scrittori del romanzo i professionisti sono in effetti pochi, ma senz’altro tutti sono in qualche modo dentro al mondo della scrittura (giornalisti, critici letterari) o ne sentono comunque il richiamo.

Giusto qualche giorno prima a cena da un amico, che fa il sistemista, gli avevo chiesto: ‹‹Ma cosa ti piace di più del tuo lavoro?›› Lui mi ha risposto: ‹‹Il lavoro di squadra, quando discuti, ti incazzi anche, ma alla fine è un confronto fruttuoso. Ti insegna ad ascoltare, ognuno deve cercare di chiarire come la pensa. Un confronto che alla fine ti fa trovare una strada e una soluzione a cui da solo non saresti mai arrivato. E poi hai delle scadenze, sei in un ingranaggio in cui devi fare la tua parte e quando l’hai fatta provi il piacere di vedere che la cosa va avanti, che gli altri collaborano e la fanno procedere, avanzare, evolvere.››
Tutto questo per dire che In territorio nemico doveva essere ed è senza dubbio un romanzo scritto con uno stile al passo coi tempi. Talmente al passo coi tempi che pochi altri modi di scrivere sembrano essere figli dell’era di internet come il Metodo SIC (Scrittura Industriale Collettiva). Ma In territorio nemico non è solo un romanzo sperimentale, è anche, e alla fine soprattutto, un romanzo di qualità (il fatto che sia pubblicato da minimum fax è di per sé una buona garanzia da questo punto di vista).

Ieri ho terminato il libro. Il ritmo nelle prime pagine non è serrato, ma una volta che ci si affeziona ai personaggi la lettura scorre che è un piacere. Lo stile è pulito, sorprendentemente omogeneo, si alterna con un buon equilibrio il raccontato al mostrato. Nonostante qualche raro passaggio non impeccabile e un narratore onnisciente che ogni tanto fa capolino, si è calati all’interno delle vicende, a vivere le vite e le avventure dei tre protagonisti (personaggi riusciti e ben caratterizzati). Da segnalare la verosimiglianza storica (basata su una gran quantità di testimonianze, racconti e aneddoti raccolti) e la fedeltà con cui sono riportate le diverse parlate dialettali (grazie a un gruppo di “consulenza dialetti” composto da 14 persone).
Per quel che riguarda le storie, la trama, le avventure, le emozioni, dirò soltanto che il libro è bello. Bello per chi le ha vissute certe storie, seppur da piccolo o da meno piccolo. Bello per chi, come me, le ha sentite durante la propria infanzia, raccontate dai genitori o più spesso dai nonni. Bello e ancor più prezioso per chi, troppo giovane, sa poco di queste cose. Da leggere.

 

Per orientarsi

Pagine

  • Categorie

  • Articoli recenti

  • Commenti recenti

  • Archivi

  • Tags

  • Meta

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e dunque non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001.
    Se un'immagine o altro pubblicato in questo blog dovesse in qualche modo violare le leggi del copyright, siete pregati di farmelo sapere tramite e-mail e io provvederò a rimuovere l'elemento o gli elementi in questione.

    Creative Commons License
    Questa opera è distribuita con Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.