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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Alla ricerca di uno stile al passo coi tempi

Non è un caso che nei primi consigli io abbia parlato dei registi-sceneggiatori Tarantino e Guy Ritchie e dello scrittore Don Winslow. Tutti e tre a mio parere (come del resto, circoscrivendo il campo ai libri, Palahniuk, LansdaleLeonard, Ammaniti, giusto per citarne qualcuno che mi viene in mente subito) sono narratori al passo coi tempi. Si potrebbe differenziare il discorso a seconda dei generi a cui si fa riferimento e con cui le storie possono essere brutalmente etichettate, ma alla fine il succo è più o meno sempre valido. Parlando di narrativa e non di letteratura (che non mi interessa), gli strumenti possono variare da genere a genere, ma gli obiettivi e i fruitori delle storie, ovvero i lettori di oggi, sono tutti comunque immersi nel mondo di oggi.

Ho notato che nelle recensioni molto spesso non si tiene conto del periodo storico in cui l’opera in questione è stata concepita (senza peraltro esplicitarlo come criterio). Secondo me questo è profondamente sbagliato. Non si può prescindere dal considerare in qualche modo il contesto. Non si possono valutare romanzi contemporanei e romanzi di 4 secoli fa con lo stesso metro. Che, fra parentesi, è ovviamente il nostro, e non quello di un lettore del seicento.

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Ciò che uno scrittore produceva, di cui si circondava, da cui traeva spunto e ispirazione, ovvero gli strumenti con cui lavorava o attraverso cui si documentava nel ’600.

Minority report

Una scena tratta dal film Minority Report (basato sull’omonimo racconto di Philiph Dick)… In fondo non mi pare che siamo poi così “lontani”.

Cerco di andare subito al punto. Non so a voi, ma a me negli ultimi anni capita sempre più spesso di evitare i classici o comunque libri scritti qualche decennio fa e di scegliere invece le mie letture fra romanzi recenti, scritti con uno stile che riflette la nostra epoca: moderno, rapido ed essenziale, semplice ed efficace. Credo di avere più facilità ad apprezzare questi ultimi e che la cosa si sia acuita ultimamente sia per la personale maturazione in fatto di gusti, sia per la rapidità con la quale il mondo sta cambiando. Ci possono essere naturalmente dei romanzi del passato che costituiscono contro-esempi (che “reggono” cioè il confronto anche a livello stilistico), questo è volutamente un discorso estremizzato e forse un po’ provocatorio.

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Se penso alla rapidità con cui si sta trasformando la realtà nella quale siamo immersi mi viene in mente un treno ad alta velocità.

Di certo è anche una questione di abitudine. Ogni tanto leggo ancora qualche classico, ma di fatto sempre meno. Leggere un classico, per me, ora come ora è un po’ come vedere un film degli anni ’50-’60, al più ’70 (ritornerò su questo azzardato, ma forse proficuo, paragone tra narrativa e cinema). Richiede uno sforzo, almeno inizialmente. Uno sforzo che spesso e volentieri viene ripagato, ma pur sempre uno sforzo. Chiaramente si tratterà di un libro o di un film che ha superato la prova del tempo e che quindi possiede degli aspetti di interesse che vanno al di là dello stile caratteristico dell’epoca in cui è stato ideato e costruito. Sto parlando, ad esempio, di più livelli di lettura, idee estremamente originali, peculiarità, spaccati d’epoca e più in generale aspetti di interesse storico-culturale per cui  val la pena leggerlo (o vederlo). Insomma, per quel che mi riguarda, ci deve comunque essere un ulteriore interesse, che va oltre la semplice ricerca di ciò che più mi piace, per avvicinarmi a un libro pubblicato oltre 40 o 50 anni fa. Anzi già che ci siamo, per dare un certo spessore simbolico alla cosa, facciamo pure un libro con un’età maggiore della mia, ovvero pubblicato prima del 1975…

1975

Il 1975 è anche l’anno che marca la fine dei 6000 anni di storia umana dalla creazione di Adamo! Mi sembra un buone confine, no?

Insomma, secondo me è opportuno e alle volte necessario assumere una diversa disposizione mentale nell’affrontare la lettura (e l’eventuale valutazione) di un classico dell’ottocento rispetto a quella che abbiamo quando si legge un romanzo appena uscito in libreria. Quantomeno come conseguenza della consapevolezza che il classico è stato scritto da un uomo di un altro tempo e rivolto a uomini di quel tempo. Resta poi il fatto che siamo liberissimi di annoiarci e di dire di annoiarci nella lettura di un classico, e di spingerci perfino a dichiarare, che so, che Il sosia di Dostoevskij è palloso. Ma un conto è quanto ci piace un libro o un film, un conto è il valore che gli si attribuisce.

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Bello, no? Io ci salirei senz’altro per farci un giro… Ma non lo sceglierei davvero come mezzo di trasporto per spostarmi rapidamente.

Tutto questo per dire, tornando al discorso delle recensioni, che non c’è mai totale oggettività nel giudizio. Non ci può essere, perché anche noi che giudichiamo apparteniamo a un preciso periodo storico. Se anche supponessimo di poter eliminare gran parte di quella soggettività che è insita nella valutazione di un qualsiasi romanzo, non potremmo annullare il fatto di essere nati e cresciuti in un preciso momento storico-culturale.

E qui arrivo al punto. Non possiamo essere del tutto oggettivi nel valutare un’opera di narrativa, ma forse possiamo cercare di essere oggettivi nel delineare le caratteristiche di uno stile al passo coi nostri tempi. Anche questo non è affatto banale, però, perché dovremmo comunque fare delle generalizzazioni, visto che potrebbe esserci un adolescente di oggi che finora ha letto solo riviste pulp anni ’30 o letteratura russa a cavallo fra l’ottocento e il novecento e così farà fino alla fine dei suoi giorni. Insomma, ognuno ha le sue abitudini, personalissime, di lettura. D’altronde è pur vero che al giorno d’oggi siamo tutti immersi in una società in rapido mutamento, caratterizzata dall’avanzata sempre più frenetica della tecnologia e delle telecomunicazioni, internet, l’accesso immediato alle informazioni, i social networks, film, videogiochi e telefonini sempre più sofisticati, e via discorrendo. E questo, indubbiamente, influenza i nostri gusti e le nostre abitudini di lettura.

Ecco quindi quello che cerco, in qualità di lettore e soprattutto di scrittore: uno stile al passo coi tempi. Mi riprometto di tentare di tracciarne quelli che per me potrebbero essere i tratti caratteristici e di riflettere nelle prossime settimane, con una serie di post, su quella che è la personale visione della faccenda.

P.S.: Ah, per chi avesse ben seguito le mie elucubrazioni aggiungo, al fine di chiudere il cerchio, che non credo che se ci capitasse ora di leggere quello che sarà considerato un capolavoro scritto fra cento o duecento anni lo potremmo pienamente apprezzare e, anzi, forse non lo considereremmo neppure un granché.

There are 6 Comments to "Alla ricerca di uno stile al passo coi tempi"

  • Lidia Perfinta scrive:

    Uffa, concordo anche stavolta! Che noiosa che sono, :P I classici, di solito, li leggo proprio per cercare il sapore di altre epoche e immaginare le atmosfere che circondavano l’autore. Parlo, per esempio, di Emily Bronte, (isolata in una terra fredda e solitaria, si capisce da dove sono nati i personaggi pazzi e misantropi di Cime tempestose), o di Jane Austen, che parlava di balli in società e differenze di classe… Insomma, se devo leggere una storia ambientata nel ’700, preferisco sempre un autore che quel periodo l’ha vissuto per davvero! Certo, quando mi ritrovo davanti muri di testo ne I miserabili, in cui Hugo si mette a fare panoramiche di città, o cronache su fatti storici che con la storia c’entrano poco o niente, ammetto che arranco un po’. Ma, appunto, dipende da cosa sto cercando, e se sono consapevole di quello a cui vado incontro: altro mondo, altra velocità e modo di pensare.
    Ma anche senza andare troppo lontano… Hai letto Who goes there?, il racconto di fantascienza di Campbell da cui hanno tratto tutti quei film, (il più bello per me è The thing, con Kurt Russell)? Dio, la storia era affascinante, ma come era prolisso l’autore! Ho letto tutto d’un fiato perché mi piacevano davvero molto l’idea e l’atmosfera. Però quello stile, oggi, sarebbe considerato un limite. Un peso.

    • Francesco Barbi scrive:

      Sì, esatto, come in molte altre cose, importante è la consapevolezza.
      Non ho letto Who goes there?, ma ho visto più volte La cosa, il film con Kurt Russell. La prima fu poco dopo che uscì nei cinema, ero piccolo e ricordo ancora che mi impressionò parecchio. :)

  • Aislinn scrive:

    Sono molto curiosa di leggere i tuoi prossimi post sull’argomento!

  • Psicomama scrive:

    Bello davvero questo articolo, intelligente ma/e brioso… come uno stile al passo coi tempi impone! :-D :-D :-D
    Mi piace la commistione immagine-parole (che rimanda al post precedente), la scelta simpatica ma/e (di nuovo, al passo coi tempi, un “ma/e” che integra!) profonda delle immagini che accompagnano e aggiungono un quid impressionistico emotivo.
    Allora ammetterò: che palle Dostoevskij! (Ma/e l’ho letto (e) amato quasi tutto. È stata anzi una vera passione (quel mattone incredibile).
    Concordo con Lidia sul leggere del ’700 di chi era del ’700.
    Continuo non so come ad amare Zolá e i treni a vapore.
    Prendo i TAV.
    Aspetto con Aislinn il prossimo post.

  • Alice scrive:

    Proprio vero quello che dici in questo articolo. Anche io non leggo quasi più classici da quando scelgo cosa leggere!! :-) Ne ho letti tanti, troppi, durante il liceo, emh, per l’appunto, classico :-) Bellissimo il paragone con i due treni!

  • [...] Alla ricerca di uno stile al passo coi tempi [...]

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