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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Consigli libri: Le meraviglie del possibile

Quando lavoro su un romanzo, in particolare nelle fasi di costruzione iniziale e revisione, ormai è mia abitudine da qualche anno a questa parte circondarmi di libri e film dello stesso genere o con le stesse tematiche. Al momento sto lavorando alla revisione di Marchi indelebili (romanzo di fantascienza sociale strutturato in racconti) e dunque non è un caso se da qualche tempo sono immerso nella fantascienza. Le meraviglie del possibile, terminato due o tre settimane fa, è tra i libri degni di nota letti di recente (riletti, a dire il vero, visto che avevo già letto una parte di questa raccolta una ventina d’anni fa).

Le meraviglie del possibile

Come riportato su Wikipedia, si tratta di una celebre antologia che raccoglie 29 racconti di fantascienza di 20 autori diversi, edita per la prima volta da Einaudi nel 1959 e curata da Sergio Solmi e Carlo Fruttero, quest’ultimo presente con un proprio racconto sotto lo pseudonimo di Charles F. Obstbaum.
A mio parere questa antologia fornisce un buon quadro e costituisce un’ottima “sintesi” della fantascienza che arriva agli anni ’60, e dunque potrebbe interessare tanto il neofita tanto chi, invece, volesse ritrovare un po’ le origini e i capisaldi del genere. Io ho acquistato il libro dopo aver letto un’approfondita e interessante recensione del romanzo Fiori per Algernon sul blog Tapirullanza – Una vetrina di libri curiosi (a cui vi consiglio di dare un’occhiata). Su IBS non trovai il romanzo, bensì il racconto da cui il romanzo è stato costruito in seguito, contenuto per l’appunto in questa antologia.

Qui sotto riporto i 29 racconti della raccolta. Parecchi sono molto famosi (e difatti io ne avevo già letti diversi, presenti in altre raccolte), tanto da avere nella lista che segue un link dedicato su Wikipedia. Quelli di cui ho cancellato il titolo, che resta comunque ben leggibile, a mio parere non valgono la lettura. Non mi stupisce che non abbia trovato necessariamente più belli quelli che hanno avuto maggior successo. A ogni modo, ecco i racconti, ognuno con un mio brevissimo commento (non ci dovrebbero essere spoilers che possano far correre il rischio di comprometterne la lettura):

  • L’uovo di cristallo di H. G. Wells: Avete presente quando ho fatto cenno a uno stile che ormai non riesco più a mandar giù?
  • Villaggio incantato di Alfred Elton van Vogt
  • Pioggia senza fine di Ray Bradbury: Carino, d’altra parte è di Bradbury, ma alla fin fine niente di speciale.
  • Sentinella di Fredric Brown: A dire il vero, rileggendolo dopo tanti anni non mi è sembrato poi così eccezionale (d’altronde tutto è costruito per il colpo di scena finale che, ovviamente, stavolta non mi ha sorpreso). In ogni caso è memorabile dal punto di vista del ribaltamento dei punti di vista (scusate la ridondanza), un capostipite nel suo genere, e io ci sono particolarmente affezionato perché lo citai nel tema di italiano all’esame di maturità, nel lontano 1994.
  • Prott di Margaret St Clair: Tutto sommato ho trovato questi prott creature interessanti. Scritto piuttosto bene.
  • Il labirinto di Frank M. Robinson
  • Miraggio di Clifford Simak: Non male, sebbene un po’ noioso. Qualche idea e qualche passaggio interessante.
  • Il duello di Fredric Brown: Non mi ha entusiasmato, ma si è fatto leggere. Discreta l’idea iniziale.
science-fiction-human being

A me alla fine piace di più la fantascienza sociale, o comunque quella che ha a che fare con l’uomo e i suoi vissuti psicologici.

La prima parte dell’antologia tutto sommato è deludente. In effetti ho fatto un po’ fatica a leggere i primi 7 o 8 racconti (a tal punto da pensare di sospendere la lettura). I migliori si trovano a mio parere negli ultimi due terzi della raccolta:

  • Il doppio criminale di William Tenn: Degno di nota per l’originalità e il registro ironico.
  • Impostore di Philip K. Dick: Bello. Dick resta uno dei miei autori di fantascienza preferiti.
  • Le immagini non mentono di Katherine Mclean: Ben scritto. Il finale e il succo non sono eccezionali, ma molto gradevole la lettura.
  • Un uomo esemplare di Fredric Brown: Molto divertente, ironico.
  • L’ultimo dei marziani di Frederic Brown: Uno dei migliori della raccolta. Scritto con gran mestiere.
  • Servocittà di Walter M. Miller Jr.
  • Nove volte sette di Isaac Asimov: Passabile, ma niente di più. Anche un pochino troppo poco plausibile.
  • Consolazione garantita di Isaac Asimov: Interessante e ben scritto. Verosimile e piuttosto profondo dal punto di vista psicologico. Questo val la pena.
  • Acciaio di Richard Matheson: Bel racconto. Di recente ho visto il film Real Steel (2011) diretto da Shawn Levy, che non regge il confronto.
  • I dati disponibili sulla Reazione Worp di Lion Miller
  • La scoperta di Morniel Mathaway di William Tenn: Macchina del tempo, carini i personaggi, finale e soluzione della “questione temporale” simile a quella nel film “L’esercito delle dodici scimmie” (di cui dovrei parlare a breve). Ne vale la pena.
  • Passò intorno ai cavalli di H. Beam Piper
  • La casa nuova di Robert Heinlein: Assurdo. Alcune cose si reggono su a stento, ma l’idea è talmente assurda da tener su il racconto.
  • Il costo della vita di Robert Sheckley
  • La settima vittima di Robert Sheckley: Molto intrigante l’idea alla base. Ben scritto. Da sottolineare un infodump che si fa leggere che è una meraviglia (anche perché spiega, per bene e dopo una buona parte di racconto mostrato, tutta una serie di curiosità suscitate nel lettore fino a quel momento).
  • L’esame di Richard Matheson: Senz’altro uno dei migliori della raccolta. Per l’idea, la gestione e la verosimiglianza (psicologica) di personaggi e scene/scenari. Scritto molto bene.
  • Il Veldt di Ray Bradbury: Angosciante al punto da catturare il lettore, ma alla fine un po’ deludente.
  • Fiori per Algernon di Daniel Keyes: Molto bello. In forma di diario, riesce a rendere in maniera efficace il pensiero e il modo di scrivere (così come la psicologia) di un ritardato mentale che diventa iperdotato a seguito di un esperimento scientifico, i cui effetti sono però di breve durata.
  • I nove miliardi di nomi di Dio di Arthur C. Clarke: Il finale risolleva le sorti di un racconto mediocre.
  • L’affare Herzog di Charles F. Obstbaum
  • Ora zero di Ray Bradbury: Piuttosto bello. Cattura, si fa leggere, ma il finale non entusiasma.

Il difetto comune ai racconti non commentati è in buona sostanza quello di essere noiosi. Per la storia, che non cattura, e per lo stile, che allontana dall’immersione. In fondo non sono molti i racconti cancellati, ma comunque in numero sufficiente da inficiare il giudizio complessivo sulla lettura. Se l’antologia fosse stata costituita da quella ventina di racconti che ho considerato validi, l’avrei trovata di gran lunga migliore.

Per concludere, che cosa mi rimarrà della lettura di questa antologia?

Risponderò nel modo più spontaneo, parziale, incompleto e specifico possibile, ma spero che proprio per questo la risposta non sia banale come sarebbe stata altrimenti. Dunque, queste le prime cose significative che mi vengono in mente:

  • Grazie al racconto La settima vittima, mi rimarrà un esempio-lezione sull’uso di quello che può anche essere definito infodump e quindi sull’opportunità di essere elastici nel valutare scelte e tecniche narrative. Nonché una conferma di quanto avevo cercato di dire sulla personale percezione dell’infodump nei romanzi e nei racconti in alcuni commenti (sullo show don’t tell)  a un articolo pubblicato sul blog di Zweilawyer. In poche parole, quasi paradossalmente io trovo che l’infodump sia più tollerabile (se relativamente breve o comunque denso di informazioni e collocato al posto giusto) in un racconto piuttosto che in un romanzo, visto che nella lettura del primo mantengo di solito una soglia di concentrazione più alta. Naturalmente non sto parlando di infodump molesto (del tipo “as you know, Bob”), che andrebbe sempre e comunque evitato, ma di puro e semplice “raccontato”.
  • Una trovata meravigliosa all’inizio del racconto L’esame, che sono certo prima o poi ruberò e userò in un mio romanzo. Siamo nel punto di vista di un vecchio la cui memoria e capacità di attenzione fanno acqua, per non dire che è rimbecillito. La gestione del punto di vista è secondo me magistrale (un po’ esce, un po’ entra, per poi calarsi a tal punto nella percezione/mente del personaggio da far condividere in maniera a dir poco efficace al lettore la sua patologia e l’orrore che deriva dall’esserne consapevoli):

Aveva ottant’anni e questo era il suo quarto esame.
– Allora, – disse Les, leggendo il modello di questionario che il dottor Trask gli aveva procurato. – Ripeti le seguenti sequenze di numeri.
– Sequenze di numeri, – mormorò Tom, sforzandosi di assimilare le parole ad una ad una. Ma le parole non si lasciavano più assimilare tanto facilmente; sembravano fermarsi sui tessuti del suo cervello come insetti sopra un pigro carnivoro. Ripeté mentalmente le parole: “sequenza di… sequenza di numeri”… ecco, c’era arrivato. Guardò suo figlio e attese.
– Allora? – disse con impazienza dopo un breve silenzio.
– Papà, ti ho già dato la prima, – disse Les.

  • Il ricordo ben impresso nella mente dell’idea che sta alla base del racconto L’esame e della grande abilità con la quale Matheson riesce in maniera verosimile a far passare per una faccenda ormai culturalmente accettata un principio che per noi è raccapricciante.
  • Il desiderio di scrivere una storia o un pezzo di una storia dal punto di vista di un personaggio “diverso” (magari proprio con le sue parole, il suo modo di parlare), molto lontano dal comune, come Charlie, il protagonista di Fiori per Algernon. Non è un caso che tra i personaggi con cui mi sono già trovato ad avere a che fare ci siano emarginati, squilibrati e ritardati, e che al tema di esame di quinta liceo citai Sentinella… Un desiderio quindi senz’altro già presente in me da tempo, anche a giudicare dall’immagine nell’header del blog, ma che è stato risvegliato e ravvivato da questa lettura.

There are 7 Comments to "Consigli libri: Le meraviglie del possibile"

  • Psicomama scrive:

    Analisi molto interessante, super soggettiva e di questo ti ringrazio. Mi ha toccato il ricordo di Sentinella, letto alle medie, rievocato dal tuo scriverne, scoperto ancor vivo in me. Ne fui folgorata.
    Agghiacciante il pezzo sul vecchio. Bello e terribile.
    Capisco la tua voglia di metterti in gioco e tentare simili viaggi ed esplorazioni in pdv improbabili. Ti seguo!

  • Massimo Mazzoni scrive:

    “L’esame” l’ho trovato in una raccolta che si chiamava “Duel e altri racconti” e l’ho trovato splendidamente terrificante! Mi permetto di segnalarti anche “L’ultimo giorno” e “Ritorno” gli unici racconti che riescono a lasciarmi col groppo in gola.

  • Lidia Perfinta scrive:

    Anch’io ho letto Duel e altri racconti. Alcune storie sono molto intense. Consiglio lettura!
    A proposito di Matheson, ho letto anche la racconta “Incubo a seimila metri”, e ricordo che anche lì c’erano racconti che mi erano piaciuti molto.
    In particolare, ce n’è uno di cui però non ricordo proprio né titolo né collocazione. Mi aveva colpito molto. Parlava di una bambolina stregata, che una donna si ritrova in casa. Qualcuno se lo ricorda?

  • Francesco Barbi scrive:

    Non ricordo di un racconto con una bambolina stregata che una donna si ritrova in casa…
    A proposito di raccolte, l’altra antologia (sempre a cura di Carlo Fruttero) che lessi una ventina di anni fa e mi spalancò le porte della fantascienza è “L’ora di Fantascienza”:
    http://www.fantascienza.com/catalogo/volumi/NILF103382/l-ora-di-fantascienza/.

  • http://it.wikipedia.org/wiki/Trilogia_del_terrore terzo episodio “Amelia” tratto da “La Preda” di Matheson

    • Francesco Barbi scrive:

      Ciao Alessandro, grazie della segnalazione. Il titolo originale del racconto di Matheson a cui si riferiva Lidia dovrebbe dunque essere “Prey”, divenuto in italiano “La preda”, se non sbaglio…

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