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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

“Io sono libero”: ultima revisione

Nella foto sotto mi vedete a maggio, al Salone del Libro, che firmo tutto preso una copia di “Io sono libero”; e quindi potreste pensare che al tempo il libro fosse bell’e pronto per essere lasciato andare…

Salto 2018-597

E invece, ahimè, no, sono ancora qui che ci lavoro. Be’, ormai sono proprio in dirittura di arrivo, il libro sta andando in stampa (l’uscita in libreria è prevista per il 27 settembre). Si è trattato di una leggera ultima revisione, per eliminare i refusi dovuti ai pochi giorni con cui abbiamo chiuso in tempo per il Salone, per aggiustare qualche dettaglio, per aggiungere i mancati “a capo” o togliere virgole e puntini. Durante l’estate ho però sentito anche il bisogno di riflettere un’ultima volta su alcune scelte stilistiche per le quali nutrivo ancora dubbi. Ve ne racconto qualcuna e magari, se ne aveste voglia, potreste dirmi che ne pensate.

  • I pensieri diretti”: nel testo sono riportati i pensieri, in prima persona, dei personaggi dal cui punto di vista vengono narrate le diverse scene. Inizialmente segnalati in corsivo, ho poi scelto di non evidenziarli in alcun modo (sono comunque frasi isolate tra due punti a capo); ho fiducia nel lettore e sono convinto che il testo, scevro da qualsivoglia incursione dell’autore, risulti più fluido. Credo che la scelta di non segnalare i pensieri sia più originale, al passo coi tempi e particolarmente indicata per questo romanzo.
  • Analogamente, ho preferito non evidenziare in corsivo o in maiuscoletto le frasi del vocalist Franchino, all’Imperiale, così da fonderle nel testo. Quindi nessuna modifica del carattere. Per non confondere le frasi dei personaggi con quelle del vocalist, abbiamo però trovato la soluzione di segnalare queste ultime non con le virgolette << usate nei dialoghi consueti, ma con i trattini – .
  • Ho usato il corsivo soltanto per indicare i titoli di film, libri o canzoni. Vero è che tutto il romanzo è scritto attraverso l’immersione più o meno profonda nel punto di vista dei diversi personaggi e quindi utilizzare il corsivo potrebbe essere in qualche modo interpretabile come un intervento del narratore-autore, d’altra parte davvero pochi sono i romanzi in cui non vengono segnalati-evidenziati i titoli di film e canzoni (tanto più che anche nella mente dei personaggi potrebbero essere percepiti come “evidenziati”, e quindi in corsivo). In questa scelta ho un unico problema, quando uno dei personaggi (Il Ghigna) pensa a rivedere Uans wer worriors. Scritto come appena scritto, senza naturalmente neppure le virgolette. Quindi il titolo Once were warriors è storpiato e il corsivo non è utilizzabile. Io lo trovo efficace (a far capire l’immersione nel punto di vista), però è l’unico caso in tutto il libro e quindi si potrebbe rinunciare alla storpiatura ed inserire il titolo corretto in corsivo. Questo è rimasto un dilemma fino all’ultimo.
  • A partire da metà circa del testo, uno dei personaggi (di nuovo il Ghigna) inizia a mangiarsi qualche lettera a causa del suo stato di alterazione (soprattutto da cocaina). Anche qui ho confermato la scelta fatta nella versione per il Salone di non utilizzare apostrofi per segnalare la mancanza di lettere (come invece ho fatto e avrei fatto per rendere il dialetto) e quindi di troncare o far sparire alcune lettere dalle parole senza alcuna segnalazione, proprio per indicare al lettore che si tratta di “anomalie”. Ad esempio, la più frequente porc troia (invece di porc’ troia, ovvero porca troia), oppure musca (al posto di mus’ca, ovvero musica), s fa (al posto di s’ fa, ovvero si fa).

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