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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

“Io sono libero” – scena 1.1

L’ultimo è stato un periodo di riflessioni, attesa, brain-storming, di scrittura sui quadernetti e di poca scrittura su schermo. Settimane dedicate alla ricerca del prossimo viaggio, della meta, dei mezzi, delle risorse, delle aspettative. Per un po’ ho creduto di poter portare avanti “Libro assurdO” (ne parlo qui), ma dopo aver faticosamente scritto una ventina di buone cartelle, ho visto chiudersi ogni strada e mi sono arreso di nuovo. Ci sarebbe bisogno di un bel mezzo cingolato, che al momento non sento di possedere. Mi sono quindi riaperto alle varie possibilità e adesso mi pare proprio di aver iniziato a scoprire una storia su cui scommettere. Le idee sono molte e in questi giorni non faccio altro che appuntare note sui quadernetti.

Mi rifaccio vivo, però, per tornare su “Io sono libero” e sottoporvi l’incipit, ovvero la prima scena. Dopo la presentazione dei personaggi attraverso le voci dei personaggi stessi (la trovate qui), il romanzo si apre con Geronimo in seduta, nello studio del suo psicoanalista.
Il pezzo è stato scritto e revisionato con la supervisione di uno psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico, è stato letto da un certo numero di persone ed è generalmente piaciuto. Di recente però il commento di due lettori ha sollevato in me qualche perplessità sulla figura dello psicoanalista. Mi sono riletto con attenzione il pezzo e ho deciso di rimetterci un po’ le mani. In effetti forse il terapeuta parlava e interpretava un po’ troppo. D’altronde la terapia è iniziata più o meno da due anni e il dottor Steffei, che avverte la criticità del momento nella vita di Geronimo, dava spazio, in maniera non impeccabile, all’impulso-bisogno di dare al paziente qualche spunto importante su cui riflettere.
A ogni modo, ho rivisto il pezzo. La mia intenzione è di far percepire lo psicoanalista non come un illuminato, ma comunque come un professionista competente. Alla fine un buon professionista. Che però, evidentemente, può anche fare qualche errore, visto come reagisce nell’ultima parte della seduta Geronimo.

Ecco il pezzo: IO SONO LIBERO – 1.1: Geronimo in seduta nello studio del dottor Steffei

studio-psicoterapia-fumetto

Questa posizione del lettino rispetto all’analista però non è quella “corretta”…

Ve lo propongo per un parere da lettori, indipendentemente dalla vostra conoscenza di questo campo professionale. Che ne pensate? Qual è la vostra percezione del terapeuta?

P.S.: Chi volesse ascoltare il pezzo che Geronimo ha in testa, lo trova qui: X-Form, Pleasure Voyage (1996)

There are 10 Comments to "“Io sono libero” – scena 1.1"

  • Ignacio scrive:

    Premetto di essere un profano. Per quel che vale, la seduta mi è sembrata molto interessante e lo psicoanalista è credibile. La fine della scena mi ha un po’ spiazzato, ma mi è piaciuta. Prima interessante, poi divertente. Promette bene. :-)

    • Francesco Barbi scrive:

      Ciao Ignacio, grazie per il commento, valido come quello di qualsiasi altro lettore, “profano” o meno. Ciò che mi interessa è che la seduta sia comunque percepita come realistica, verosimile. Sono contento che questo incipit ti sia piaciuto.

  • Psicomama scrive:

    Caro Francesco, un libro che inizia con una seduta di analisi mi intriga molto. In genere, nei testi letterari, gli stralci di analisi mi lasciano sempre molto insoddisfatta perché gli analisti sono poco plausibili e suonano frutto dell’intrecciarsi di numerosi cliché. È molto difficile rendere in modo verosimile cosa accade nella stanza di analisi, l’incontro fra due menti al lavoro. Nel caso del tuo pezzo non ho sentito questa insoddisfazione, lo stridore fra finzione e realtà. Gli interventi dell’analista mi sembrano sensati e possibili, aiutano il paziente Geronimo ad andare avanti nel suo percorso di pensiero e colgono oltretutto il nucleo del problema che Geronimo porta. Il paziente non è pronto per cogliere fino in fondo le suggestioni che l’analista gli offre, e dunque mi chiedo se l’analista non vada giù troppo pesante rispetto a quanto il paziente sia pronto a digerire… Ma anche in questo la sua figura risulta umana e verosimile. Dice cose sensate, cerca di essere ficcante, sembra competente, a giudicare da come coglie nel segno. Forse analizza la difesa senza alleggerire l’angoscia, e quindi capisco come Geronimo se ne vada via rinforzato nella difesa, senza migliorare nella voglia di pensare… Ma sono cose che capitano. Si sbaglia così tanto e così spesso. Si dice, si coglie, si ferisce anche.
    E dopotutto, mi dico, se l’analista fosse impeccabilmente bravo, non ci sarebbe bisogno di una storia da raccontare, non inizierebbe un romanzo…
    Quindi la mia impressione è senza dubbio positiva. Il testo funziona, la voglia di andare avanti c’è tutta. Non mi soffermo, nel leggere, sulla plausibilità degli scambi ma sul loro contenuto e sui loro effetti. Come se riflettessi sull’imperfezione di uno scambio reale. La verosimiglianza non la metto in dubbio. La capacità dell’analista anziano di accompagnare il giovane paziente nell’uscire dal suo blocco in questa singola seduta non emerge chiaramente; ma chissà cosa c’è stato prima e cosa verrà dopo, mi dico. La situazione sembra molto delicata e complessa… Difficile mettersi nei panni del povero Steffei. Mi ha fatto un po’ soffrire, come aiutare Geronimo? Cosa dargli? Come sottrarsi alle sue pressioni, alle sue domanda esplicite, senza ferirlo, senza fuggire evitando di rispondere o con risposte elusive? Steffei cerca di cogliere il senso profondo delle domande. Cerca di toccare il dolore, forse l’angoscia la coglie anche. Ho bisogno di rifletterci ancora è lo farò nei prossimi giorni. Certo è che Steffei lo capisco bene, mi sembra anche bravo e mi suscita empatia.
    Qualcosa non va comunque nell’incontro: il buon intervento che fa l’analista sulle due parti in lotta nel ragazzo non sortisce l’effetto sperato, non rinforza la parte capace di pensare ma suscita una fuga nel non pensiero. Qualcosa non ha funzionato. Mi lascia con un senso di tristezza, di frustrazione, di amaro.
    E con la speranza in un dopo migliore.
    Quindi in sostanza va molto bene. :)

    • Francesco Barbi scrive:

      Cara Psicomama, mille grazie per questo sentito commento, “analitico”. Mi conforta molto. :) Sì, la mia difficoltà era anche quella di costruire un buon analista, che quindi lavora sul profondo e sul simbolico, che però non è riuscito e non riesce (almeno per il momento) ad allontanare Geronimo dalle droghe.

  • Chiara scrive:

    Ciao Francesco.
    Concordo su tutto con Psicomama. Ho sentito spesso dire, mentre studiavo psicologia, quanto possa essere insidioso e scivoloso un percorso di analisi. Perfino un ottimo analista può non riuscire a soppesare fino all’ultima reazione di chi ha di fronte. A volte, dato che è umano anche lui, può cercare di suggerire riflessioni che ritiene importanti, ma mancare il momento in cui potrebbero essere colte davvero.
    In questo caso soprattutto, dato che si tratta di un romanzo, quel qualcosa che va storto è proprio un’ottima miccia.
    Uno dei momenti scivolosi del rapporto analista pazienta, diventa il motore di tutto.
    Come dice Psicomama, forse se le cose fossero andate a meraviglia, la storia non ci sarebbe nemmeno, no?

    Non ne viene fuori un analista pasticcione, ma un analista che ha di fronte un ragazzo davvero incasinato. A me il pezzo è piaciuto!

  • Bruno scrive:

    Non ho da dire molto. Bella scena, il personaggio è reso bene.

  • Davide scrive:

    ciao Francesco. A me la scena è piaciuta molto e mi è parsa molto verosimile, soprattutto nel ruolo che ha lo psicanalista. Mi sarebbe piaciuto durasse un po’ di più, ho avuto come l’impressione fosse una seduta rapida alla fine della lettura.
    Il finale mi è giunto inaspettato invece, quindi ha colto nel segno.
    In generale comunque posso dire che funziona

    • Francesco Barbi scrive:

      Ciao Davide, sono contento che tu abbia trovato il pezzo verosimile e funzionante. Sì, forse la seduta sarebbe potuta durare un po’ di più, considera però che io l’ho immaginata iniziata da una ventina di minuti, per cui si tratterebbe degli ultimi 20-25 minuti… Ti ringrazio del feedback.

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