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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Verosimiglianza nei dialoghi, dialetto napoletano

Che io ritengo molto importante la verosimiglianza lo si dovrebbe aver capito. Spero. C’è sempre il caso di qualche lettore che parla di brutto errore quando un oste o un contadino delle Terre di Confine non usa il congiuntivo. Oppure quando, nel p.o.v. del medesimo oste, non si usa il termine tecnico “astragali” per preferire invece “dadi d’osso”. No, dico, ma in quel mondo dovevano chiamarli proprio e per forza astragali? E perché? Ci dovevano essere anche i tarocchi? Ma se anche fosse, quell’oste non poteva non essere a conoscenza o aver dimenticato dell’esistenza di quel termine? Oppure non potrebbe aver preferito, avendo sotto gli occhi dei dadi d’osso, chiamarli appunto “dadi d’osso”? Per quel lettore, no. Ehm, sto divagando… perdonatemi, mi son lasciato prendere. Ritorniamo al discorso.

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Chi segue il blog dovrebbe aver intuito che a me piace giocare con la verosimiglianza, sfidarla, infilarmi in situazioni narrative che la mettono a dura prova. Ovvero raccontare storie che di primo acchito potrebbero sembrare  inverosimili e renderle invece credibili. Questa sfida è uno dei motori che più mi spingono avanti nella costruzione di una trama. Se in un romanzo fantastico la verosimiglianza è cruciale, in un main-stream è essenziale. Qualsiasi sia il genere, trovare il giusto equilibrio tra l’incredibile e il plausibile (naturalmente all’interno della finzione) può comunque essere allo stesso modo stimolante. Non dovrebbe stupire che questa mia attenzione alla verosimiglianza nello scrivere un romanzo fantastico possa trasformarsi nella ricerca di iper-realismo, laddove io sia alle prese con un’ambientazione tratta dal mondo reale. E adesso sto per l’appunto scrivendo un romanzo ambientato in Toscana, anno 1996.

Chi mi ha letto sa anche che a me piace molto giocare con la lingua. Nei dialoghi, con i modi di dire, le esclamazioni, i proverbi… Cazzo, nella Toscana del 1996 ci sono i dialetti! Ebbene sì, nel nuovo libro ci sono i dialetti. Scusate, sono più sboccato del solito nell’ultimo periodo. Be’, a dire il vero negli ultimi due anni. Da quando sono immerso nelle atmosfere, chiamiamole così, del nuovo libro. In realtà vi sto solo preparando alla lettura del pezzo, un estratto del capitolo 3.

Trattasi di un pezzo in cui entra in scena un napoletano (o un salernitano?), che deve parlare in dialetto stretto. Io ho abitato per qualche mese con un napoletano verace (e conosco bene almeno un altro paio di napoletani, che di solito però lasciano da parte il dialetto), ho fatto qualche ricerca su internet, ci ho studiato un po’ sopra. Ho preso in mano il pezzo della prima stesura e l’ho riscritto. Ah, naturalmente ho adattato quel che poteva dire il personaggio alle espressioni che riuscivo a riportare sulla tastiera e mi suonavano bene. Tutto sommato un buon vincolo.

taxi driver web

Breve intro: Tiziano Coppi, detto il Ghigna, è al Kama, una discoteca vicino Camaiore (provincia di Lucca). Per dirla con un eufemismo, ce l’ha grossa, la serata è partita con il botto… Be’, mi sa che può bastare. Più o meno è tutto quello che può entrare in testa al Ghigna in quel momento.

Un altro particolare degno di nota. Il Ghigna somiglia molto a Travis, il protagonista interpretato da Robert De Niro in Taxi-driver.

Chi fosse curioso di avere un’idea della musica che suonavano a quei tempi al Kama, ecco il link a quindici minuti a mio parere rappresentativi:
serata Kama 1999 – Dj Mario Scalambrin

Ecco l’estratto: Il Ghigna e Salvo – L’incontro al Kama

Sto ancora lavorando su questo pezzo (e ci lavorerò senz’altro ancora in futuro), mi farebbe piacere e comodo ricevere qualche parere. Mi rendo conto che leggere l’estratto senza aver letto ciò che lo precede (senza quindi essere bene a conoscenza della situazione e senza essere stati introdotti con maggiore gradualità allo stile del testo) possa essere quantomeno spiazzante, ma quel che mi interessa è la resa del dialetto (anzi, dei dialetti, visto che c’è anche il pisano). Se non conoscete il dialetto in questione, un’impressione sulla lettura, la reazione alle battute di Salvo, la forma con cui sono resi i dialetti (troppi apostrofi, qualcuno può essere evitato?)… Se invece per caso fortuito parlaste il napoletano, potreste darmi una mano, magari segnalandomi cosa c’è che non va, qualche frase che suona male o qualche alternativa più corretta o più fantasiosa.

There are 14 Comments to "Verosimiglianza nei dialoghi, dialetto napoletano"

  • Ignacio scrive:

    Rieccomi, mi rifaccio vivo dopo molto tempo, anche se ho sempre più o meno continuato a seguirti. Avevo un pochino di tempo e mi sono letto l’estratto del nuovo libro. Molto bello, a entrarci è un po’ una botta :-) , ma l’ho trovato scritto proprio bene. Anche il napoletano mi è piaciuto, mi sembra che scorra bene, forse un po’ troppi apostrofi.

    • Francesco Barbi scrive:

      Bentornato Ignacio. Sono contento che il pezzo ti sia piaciuto, riguardo agli apostrofi eliminabili, in effetti ci sto pensando. C’è una certa libertà nella resa scritta del dialetto, purché ci sia coerenza. Forse gli apostrofi possono aiutare la lettura, visto che segnalano lettere mancanti, ma rischiano di appesantire la scrittura. Devo pensarci ancora un po’ su.

  • Psicomama scrive:

    Guarda mi hai fatto scompisciare, è meraviglioso! Divertentissimo (e terribile)! Ehi, ma dici a me? Il Ghigna con la faccia tipo Trevis me lo sono immaginato così bene che l’ho visto! E anche Salvo! Secondo me scrivi molto bene e anche nei libri fantasy quando i personaggi parlavano male apprezzavo il realismo e non ho mai dubitato che fosse una scelta. Una scelta che condividevo. (Anche se mi danno noia i congiuntivi sbagliati).
    Riguardo al dialetto: il pisano, anzi per dirla in pisano, il pisanaccio, funziona benissimo. Fa un effetto sentire questi scoppiati biascicare come se fosse dal vero! Sei stato molto bravo. Del dialetto napoletano potrei dire lo stesso e lo dico ma da perfetta ignorante. A me sembra che fili dritto e sia tutto corretto, o almeno si capisce bene il senso senza rinunciare al dialetto stretto. Ma non posso valutare con competenza iperché non conosco affatto il napoletano. Mi sembra suoni bene, ecco tutto.
    Senza dubbio scorre benissimo il pezzo! Il Ghigna è simpaticissimo.
    Un’ultima cosa: si sente dallo stile del post (e dalle foto che scegli) quanto ti influenzano i tuoi scritti!
    Radiografia di un folle che ingoia (o ingolla!) una spada. La dice lunga! ;-)
    (Sempre una psico- sono) :-D

  • Chiara scrive:

    Smetto i panni di Lidia Perfinta.
    Da oggi sono Chiara, e Sul Serio. :)

    Mi rileggo volentieri il pezzo, e spero che il mio amico accetti di leggere il pezzo, anche se i suoi gusti mi paiono molto, molto diversi. Incrocio le dita. Io comunque, avendo letto l’intera storia e dico che la parlata dei ragazzi m’era piaciuta un sacco. Ma venendo dal nord non saprei dire se siano o no credibili.

    Resto in attesa di conferme napoletane.
    Intanto, ben tornato. E bello tosto, vedo!

  • Chiara scrive:

    Perdona, oggi sono un po’ dislessica. Scrivere di sghimbescio, con una mano che picchia i tasti e l’altra che gira la pasta… No, meglio non ripetere l’esperimento.

    Ah, ciao Ignacio, ciao Psicomama!

  • Chiara scrive:

    Dunque, sulla parlata di Salvo. Due cose: la prima buona, la seconda meno. La prima, è che mi piace che un personaggio spicchi per la sua parlata diversa da quella di tutti gli altri. Un buon modo per caratterizzarlo e anche farlo sentire lontano dai ragazzi e dal loro mondo di semplice consumo di droga, (lui sta proprio col “cattivo”, a un livello criminale). La seconda: il difetto di una parlata così è che capire i ragazzi è stato più facile. Concordo con chi dice che forse i tanti apostrofi spuntano davvero ovunque. Ma se sono parole tronche, sono tronche e va messo. L’unica soluzione sarebbe di far usare a Salvo più italiano, così si risolvono in una volta i due aspetti: i tanti apostrofi e magari la parlata non proprio comprensibile al volo.
    Per alcune frasi ho dovuto rileggerle un paio di volte. Mentre con il Ghigna e gli altri, anche se usano modi di dire toscani che non conoscevo, la cosa era più intuitiva. Non avevo bisogno di tornare indietro. Dove non capivo, era il contesto ad aiutarmi. E così l’effetto mi è piaciuto, perché mi ha calato di più in questa gente e in questo luogo.
    Ecco, i miei due cents. Spero ti siano utili. :)

    • Francesco Barbi scrive:

      Be’, se la comprensione del dialetto compromette la scorrevolezza della lettura, forse non hai tutti i torti… Ci penserò, probabilmente basterebbe eliminare o semplificare qualche battuta (oppure, sì, renderla più simile all’italiano). Ti ringrazio per la risposta, di certo utile.

  • Chiara scrive:

    Il mio amico di Napoli deve essere in viaggio… Sempre impegnato, quindi mi sa che non batterà nessun colpo. Mi spiace. Spero che qualcun altro sappia darti dritte sul dialetto nei dialoghi. :)

    Oh, non vedo l’ora di sapere com’è venuta la revisione, cos’hai aggiunto e tolto, ma soprattutto, se hai toccato il finale.

    • Francesco Barbi scrive:

      Ti rispondo con notevole ritardo, me ne rendo conto, ma mi ero dimenticato…
      Non ti preoccupare, un amico di vecchia data, compagno di liceo e napoletano doc, mi sta dando una gran mano.
      Per quel che riguarda le nostre chiacchiere telefoniche, ti trovo sempre nel fine settimana fino al lunedì?

  • Chiara scrive:

    Anch’io rispondo con ritardo. Questa settimana non ci sono. Ma di solito sì, ci sono sempre nel fine settimana, fino al Lunedì.
    Sono contenta che tu abbia il giusto supporto tecnico! :) Sono curiosa del risultato.
    Allora ci sentiamo la settimana prossima?
    Ciao!

  • giorgia scrive:

    Ciao Francesco Barbi! Letto il tuo pezzo, ti dico che il dialetto va benissimo. Se fossi in te toglierei qualche locuzione troppo “carica”.Fai una prova.

    • Francesco Barbi scrive:

      Ciao Giorgia, benvenuta. Ti ringrazio del commento. Durante la revisione e in questi giorni ho avuto modo di ripensare al pezzo e in buona sostanza mi sono reso conto che lavorare sul dialetto mi ha portato un po’ fuori dalla scena. Salvo parla troppo e, sono d’accordo con te, in maniera troppo “carica”, troppo macchiettistica forse (sebbene alcuni napoletani tendano in effetti a caricare molto il loro modo di parlare). Sono quindi già orientato ad alleggerire il dialogo, sfoltire cioè le battute di Salvo e rendere la lettura più scorrevole, in linea con il tuo suggerimento.

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