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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Consigli libri: In territorio nemico

Il 25 aprile, tornato dalla consueta scampagnata per la Festa della Liberazione mi è venuta voglia di mettermi a leggere In territorio nemico. D’altronde quale miglior giorno per iniziarne la lettura? In territorio nemico è un romanzo storico ambientato in Italia durante la seconda guerra mondiale, più precisamente tra l’8 settembre del ’43 e il 25 aprile del ’45; è un libro sulla storia della guerra partigiana.

In territorio nemico

BANDELLA INTERNA: Un ufficiale che diserta e intraprende un viaggio attraverso l’Italia devastata dalla guerra. Una ragazza di buona famiglia che diventa una partigiana pronta a uccidere un fascista dopo l’altro. Un ingegnere aeronautico che si nasconde in attesa che passi la bufera. Matteo, sua sorella Adele, il cognato Aldo: sono i personaggi di In territorio nemico, tre giovani separati dalla guerra che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, cercano di ritrovarsi in un paese in preda al caos.
Nei venti mesi terribili dell’occupazione nazista, i tre protagonisti faranno esperienza della battaglia, dell’isolamento, dell’amore, del conflitto con se stessi, fino ad affrontare la prova più difficile: scegliere da che parte stare, mentre la morte minaccia ogni passo.
In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della Seconda Guerra Mondiale in Italia.

Il 17 aprile ero a Firenze, alla presentazione in anteprima nazionale, e devo dire che mi sono molto divertito. Come detto in prima battuta alla presentazione , questo libro è unico: duecentotrenta mani hanno collaborato alla realizzazione del progetto. Molte cose interessanti sono state dette, io ne riporto come più o meno la ricordo una soltanto, quella che più mi ha colpito (mi incuriosiscono molto i paralleli e le analogie tra ciò che avviene nei romanzi e le situazioni vissute dagli autori nel corso della loro stesura):
“Nello scrivere, nel partecipare a questo grande progetto, ci siamo un po’ sentiti come i partigiani di quei tempi. Calati in una situazione di emergenza, con obblighi e scadenze. Dovevamo improvvisarci scrittori professionisti, così come al tempo carpentieri, falegnami, giovani ancora senza lavoro e contadini si improvvisarono militari organizzati, soldati in grado di compiere gesta eroiche.”
Tra i “compositori” e gli scrittori del romanzo i professionisti sono in effetti pochi, ma senz’altro tutti sono in qualche modo dentro al mondo della scrittura (giornalisti, critici letterari) o ne sentono comunque il richiamo.

Giusto qualche giorno prima a cena da un amico, che fa il sistemista, gli avevo chiesto: ‹‹Ma cosa ti piace di più del tuo lavoro?›› Lui mi ha risposto: ‹‹Il lavoro di squadra, quando discuti, ti incazzi anche, ma alla fine è un confronto fruttuoso. Ti insegna ad ascoltare, ognuno deve cercare di chiarire come la pensa. Un confronto che alla fine ti fa trovare una strada e una soluzione a cui da solo non saresti mai arrivato. E poi hai delle scadenze, sei in un ingranaggio in cui devi fare la tua parte e quando l’hai fatta provi il piacere di vedere che la cosa va avanti, che gli altri collaborano e la fanno procedere, avanzare, evolvere.››
Tutto questo per dire che In territorio nemico doveva essere ed è senza dubbio un romanzo scritto con uno stile al passo coi tempi. Talmente al passo coi tempi che pochi altri modi di scrivere sembrano essere figli dell’era di internet come il Metodo SIC (Scrittura Industriale Collettiva). Ma In territorio nemico non è solo un romanzo sperimentale, è anche, e alla fine soprattutto, un romanzo di qualità (il fatto che sia pubblicato da minimum fax è di per sé una buona garanzia da questo punto di vista).

Ieri ho terminato il libro. Il ritmo nelle prime pagine non è serrato, ma una volta che ci si affeziona ai personaggi la lettura scorre che è un piacere. Lo stile è pulito, sorprendentemente omogeneo, si alterna con un buon equilibrio il raccontato al mostrato. Nonostante qualche raro passaggio non impeccabile e un narratore onnisciente che ogni tanto fa capolino, si è calati all’interno delle vicende, a vivere le vite e le avventure dei tre protagonisti (personaggi riusciti e ben caratterizzati). Da segnalare la verosimiglianza storica (basata su una gran quantità di testimonianze, racconti e aneddoti raccolti) e la fedeltà con cui sono riportate le diverse parlate dialettali (grazie a un gruppo di “consulenza dialetti” composto da 14 persone).
Per quel che riguarda le storie, la trama, le avventure, le emozioni, dirò soltanto che il libro è bello. Bello per chi le ha vissute certe storie, seppur da piccolo o da meno piccolo. Bello per chi, come me, le ha sentite durante la propria infanzia, raccontate dai genitori o più spesso dai nonni. Bello e ancor più prezioso per chi, troppo giovane, sa poco di queste cose. Da leggere.

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