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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Sondaggio su un incipit: Mostrato o raccontato?

Questo è un post di appendice al precedente. Come dichiara il titolo, si tratta fondamentalmente di un sondaggio di opinione. Opinione che ha a che fare con la questione appena affrontata, ovvero lo show, don’t tell. A dimostrare che nonostante quel che pensi in linea di massima la scelta per me non è sempre così ovvia, mi trovo ancora una volta di fronte al dilemma: sempre meglio mostrato e quindi sempre bene eliminare il raccontato?

dilemma

Mostrato o raccontato?

Sto lavorando alla revisione di Marchi indelebili, ho appena iniziato a rivedere un capitolo-racconto dal titolo “La consorte ideale”. Sono di nuovo alle prese con i dubbi e le scelte da compiere. Non la faccio tanto lunga: non sono certo che sopprimere il raccontato e cercare di limitarlo al massimo in questo caso sia la scelta migliore. Prima di rimboccarmi le maniche e ficcarmi in un lavoro piuttosto laborioso (e che non avevo previsto), voglio rifletterci ancora un po’ e mi sarebbe forse utile un vostro contributo in questa riflessione. Prima di partire con la revisione, mi ero detto di cercare di non snaturare troppo questi racconti e di lasciarli il più possibile come sono nati e stati giudicati finiti, ovvero come sono, qualora e laddove sentissi che funzionano.

Insomma, approfitto di questo spazio virtuale per chiedere cosa ne pensate voi.
Di seguito l’inizio (1-2 pagine) del racconto nelle due versioni. Leggetele entrambe, partendo da quella che volete:

  1. La consorte ideale, incipit – raccontato
  2. La consorte ideale, incipit – mostrato

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Il secondo incipit non è propriamente mostrato (visto che si apre con la lettura del messaggio). Più che mostrato in questo caso io intendo un brano in cui non compare il raccontato. Spesso sposare lo show, don’t tell si riduce a tagliare, eliminare il raccontato e limitarsi a procedere per scene mostrate. Nel caso dovessi scegliere di applicare il più possibile lo show, don’t tell, dovrò lavorare sul resto del racconto… In ogni caso, quale versione secondo voi è la migliore? Quale funziona meglio?

Considerazioni personali e altri elementi che ricadono sulla scelta:

Io sono un sostenitore del mostrato. Se dovessi scrivere il racconto adesso lo farei nel secondo modo. D’altra parte l’incipit della prima versione non mi dispiace, credo che sia denso di informazioni “interessanti” e che quindi possa catturare il lettore. Nel caso dovessi optare per questa versione, potrei comunque lavorare sul testo fino ad accorciarlo considerevolmente. Infine, altro elemento da prendere in considerazione per la scelta: nella seconda versione qualche informazione dovrà e potrà essere recuperata nel seguito, ma molte informazioni andranno inevitabilmente perdute, a meno di non forzare le situazioni o quantomeno allungare troppo il racconto e quindi togliergli mordente ed efficacia.

Questa scelta è importante anche perché La consorte ideale è il primo dei capitoli-racconti che presentano cospicue parti di raccontato, ma ce ne sono altri 3 o 4… Se optassi per la seconda versione, ciò implicherebbe un lavoro non indifferente sul testo al fine di assumere e mantenere uno stile coerente per l’intero libro. Se lasciassi invece il raccontato, guadagnerei in variazione e dinamismo nella narrazione (me lo potrei permettere data la struttura in racconti del romanzo) e potrei conservare una coerenza grazie al fatto che, un po’ per caso un po’ no, i capitoli incriminati sono proprio quelli che non hanno come protagonista il protagonista del libro e riguardano zone periferiche della vicenda (che comunque forniscono contributi cruciali al corpo principale della storia).

There are 27 Comments to "Sondaggio su un incipit: Mostrato o raccontato?"

  • Francesco Verso scrive:

    ciao Francesco, letti entrambi gli incipit, personalmente preferisco l’approccio “mostrato”, più immersivo, più diretto e meno elucubrativo del raccontato.
    Va da sé che un mix dei due potrebbe anche rendere bene. Per me, e ribadisco, per me, mostrato batte raccontato 3 a 1.
    Un saluto, Frà

  • igor c. scrive:

    ciao F, anche io ovviamente preferisco il mostrato, tuttavia mi sono reso conto che se avessi letto prima il mostrato del raccontato mi sarebbero mancate informazioni riguardanti il contesto, credo fondamentali per inquadrare la situazione. La via di mezzo, segata nei punti giusti, è la strada migliore. E cmq, da pseudo scrittore mancato, ti dico che l’esclamazione “cazzo” e “ho fatto una cazzata” mi piacciono sempre un sacco. Ciau

    • Francesco Barbi scrive:

      Ciao e benvenuto igor. In effetti l’ordine di lettura potrebbe essere cruciale nella scelta di preferenza (per questo ho sentito l’esigenza di scrivere “Leggetele entrambe, partendo da quella che volete”…). Ti ringrazio per avermi fatto sapere il tuo punto di vista sulla questione.

  • Bruno scrive:

    In questo caso il mostrato è meglio

  • Mancando il proseguio del racconto, ho apprezzato maggiormente l’incipit raccontato in quanto ricco di coordinate per potersi “immaginare” il racconto.
    P.s. ho letto prima il raccontato e poi il mostrato.

  • Psicomama scrive:

    Il mostrato è più al passo coi tempi. Ma perché cambiare qualcosa che funziona? Il pezzo che hai scritto è bello e la voglia di continuare non manca. Parli di un lungo lavoro per rifare…
    Lascia stare quello e scrivi un altro racconto. :-)

  • Psicomama scrive:

    Ho visto parecchi commenti su FB… Opinioni proprio discordanti! Ti è d’aiuto per una maggiore liberta? Sono curiosa di sapere che farai.
    (“Il meglio è nemico del bene!) ;-)

  • Francesco Barbi scrive:

    @Bruno, @Alessandro e @Psicomama: Vi ringrazio per i preziosi pareri.

    Com’era prevedibile, il piccolo sondaggio sta avendo un esito tutt’altro che chiaro. Considerando i lettori che hanno commentato qui, su facebook e su twitter, c’è una sostanziale parità nelle preferenze. Mi ricorda un sondaggio che feci circa 4 anni fa su una questione del tutto simile a questa: eliminare o meno le parti introduttive (raccontate da un narratore esterno) dei capitoli della prima parte de L’acchiapparatti?
    Come in quel caso, mi sto orientando verso una via di mezzo. Ovvero sforbiciare ben bene il raccontato, ma comunque lasciarlo. A ogni modo, il sondaggio è ancora aperto, così come lo sono le mie riflessioni e la mia scelta.

  • Alice scrive:

    Scelta difficilerrima!! Io ho letto prima la seconda versione. mi è piaciuta e mi ha colpita. La seconda che ho letto (la prima) mi ha colpita meno ma anche perché forse sapevo già che aspettarmi. però mi è piaciuta lo stesso e l’ho letta comunque con molto molto piacere. Per cui… io non saprei decidere! :-(

    • Francesco Barbi scrive:

      Sebbene tu non abbia espresso una preferenza, ti ringrazio, il tuo è comunque un feedback che mi conferma ancora una volta che non c’è una via preferita dalla maggior parte dei lettori.

  • Lidia Perfinta scrive:

    Ecco… proprio quando sono ridotta senza internet e costretta a tornare ai cari vecchi segnali di fumo per comunicare, tu posti incipit di racconti, (quello della moglie lo ricordo bene), e chiedi pareri! Qui in biblioteca mi sento sprofondata nel Giurassico, aggrappata a un pc di pietra che rifiuta di scaricare i due testi… Fra poco temo che sentirò pure gli artigli di un raptor che cerca di aprire la porta della saletta. Bene, non mi resta che aspettare Aprile, per tornare all’era moderna e darti anche il mio parere. Che ormai sarà il milionesimo e saprà di muffa! :( Comunque, sono stata molto contenta di vederti a Bologna. Buona Pasqua a te, tua moglie e i tuoi bei figlioli.

  • fospa scrive:

    Più che un commento vero e proprio – mi risulta un po’ difficile muovermi in queste problematiche scrittoriali (?), ma mi riprometto comunque di approfondirle – posso scrivere quello che mi è successo (è una forma di mostrato?): dopo aver letto il secondo incipit, ho cercato affannosamente una seconda pagina, che naturalmente non ho trovato.
    Il primo incipit mi ha fatto andare avanti con curiosità viva e interesse che cresceva.

  • MetaAquila scrive:

    Allora: io ho letto prima il mostrato e poi il raccontato. Ti dico le emozioni che hanno suscitato.
    Il mostrato è bello e diretto. Pam! Un colpo di pennello e ti butta in una situazione. Suscita curiosità e un po’ d’ansia. Viene subito voglia della pagina successiva (che purtroppo qui non c’è).
    Il raccontato ti prende per mano e ti cala in un mondo, dipinge una situazione, lo stato d’animo e le aspettative del personaggio e ti dà l’idea che se ti metti comodo e leggi con calma avrai un buon racconto.
    Non so sinceramente quale preferisco. Il mostrato è forte ed emozionante, il raccontato è molto interessante e più denso di contenuti.
    Penso che andrebbe letto tutto il testo nelle due versioni per fare un vero confronto. Magari, andando avanti, il mostrato attraverso dialoghi e trucchi vari svelerebbe di più sulla situazione, sul personaggio, la società dimbientazione, eccetera. Mi sembra che tu abbia fatto
    uno sforzo solo parziale. Dovresti sviluppare il mostrato fino a bilanciare meglio il contenuto informativo dei due.
    Oppure sto sbagliando tutto e il mostrato NON VUOLE avere lo stesso livello informativo ma vuole lasciare più spazio alla fantasia del lettore? In questo caso mi va bene ugualmente e, ancora, mi è difficile dire quale mi piace di più.
    Anzi, direi che mi piacciono entrambi, solo: sono due libri diversi.

    Detto ciò, a proposito del libro che stai revisionando farei un discorso più pragmatico e direi che se è nato in un certo modo non debba essere stravolto. Penso che ogni scritto sia figlio del suo tempo e vada rispettato in quanto tale. Se impieghi, poniamo, un anno per scrivere un libro e nel frattempo maturi nuove idee stilistiche e narrative e quando arrivi in fondo ricominci da capo e lo stravolgi non la finisci più. Lascia che la tua opera viva la sua vita e impiega le energie e le nuove idee per scrivere nuove cose. Noi lettori apprezzeremo l’evoluzione.
    Promessa!

    • Francesco Barbi scrive:

      Ciao MetaAquila, grazie del commento. Direi che le tue impressioni/preferenze generali sono molto simili alle mie. Riguardo allo sviluppare di più la “versione mostrata”, non l’ho fatto proprio perché l’intenzione era di non lavorare sul racconto prima di essere certo di volerlo trasformare… Come detto nel post, molte informazioni sarebbero recuperabili e da recuperare, sebbene altre, più marginali, andrebbero perdute. Sì, quando si sceglie di mostrare, non potendo semplicemente dire le cose si deve andare a compromessi e magari sacrificare alcune informazioni.

      Ti ringrazio anche per il consiglio pragmatico che va oltre la preferenza sui due pezzi. :)

  • Lidia Perfinta scrive:

    Ciao,
    sono tornata e ho letto i brani. Conoscevo l’originale, ma mi sono accorta di preferire quello mostrato. Non che l’altro non mi piaccia, ma il secondo cattura di più la mia attenzione. Ricevi l’informazione chiave subito, senza spiegazioni, (moglie che ti arriva su richiesta); questo ti rende più curioso di scoprire cosa diavolo significhi e come sia potuto succedere.
    Credo che, in fondo, le informazioni fondamentali non dovrebbero andare perse. Capisco poi perché tu abbia scritto solo la prima pagina. Il cambiamento sarebbe radicale. Basta una facciata per rendersi conto… del lavoro che ti aspetta se accetterai di mostrare tutto.
    Interessante però anche l’idea di spezzare un po’ il ritmo del libro, con parti dedicate al protagonista in un certo modo, e altri racconti, diciamo più “esterni”, più di aiuto per affondare meglio nell’ambientazione, che quindi mostrino un approccio diverso, con qualche pizzico di raccontato. Hm…
    Vuoi il mio parere in tre parole? Non-ti -invidio! :P

  • rosma scrive:

    Io credo che la preferenza per l’uno o l’altro incipit dipenda dal ritmo interno del lettore, e che non possa avere un valore normativo. Tanto meno per chi scrive che , secondo me, deve seguire esclusivamente il SUO ritmo interno. Il quale, sicuramente, può cambiare nel tempo ; e questa è la ragione per cui ho sempre un po’ di diffidenza verso testi rielaborati .
    Penso poi che uno scrittore non debba porsi il problema dell’EFFETTO di ciò che scrive su chi leggerà ; so che questi sono gli imperativi delle attuali strategie comunicative, a mio parere molto disturbanti nella formazione di buoni autori. La ricerca da effettuare – per chi scrive ma, naturalmente, anche per chi non – è meglio sia rivolta – faticosamente incessantemente persino ossessivamente e persino sterilmente – all’interno.
    Mi permetto inoltre di bocciare drasticamente la soluzione dell’”un po’ e un po’ “, cioè un mix dei due “stili”, perché ciò che mi piace meno in molti autori contemporanei è propria quella tragica incoerenza di “voce”, quegli sbalzi di ritmo, che mi fanno l’effetto di vere e proprie stecche.
    Buon lavoro.

  • Lidia Perfinta scrive:

    @rosma.
    Ciao! Hm, sono d’accordo con te sull’incoerenza di voce che mostrano molti autori. Ma quella, credo, almeno dalla mia esperienza di lettrice, dipende dalle capacità dell’autore e dal tipo di storia, cioè se un cambio di ritmo si sposa con il tipo di racconto. In tutto c’è sempre un cambio di ritmo; nella musica, vita quotidiana, (frenesia sul lavoro, e poi a casa uno spuntino che ci si gode davanti alla tv… o anche solo un momentaneo stravaccamento mezzo in coma sul divano :D ).
    Diciamo che questo è quello che a me piace che emerga in qualsiasi racconto. La riproduzione di quello che accade nella vita. Certo, a meno che una storia non abbia come trama un’ora soltanto della vita di qualcuno. Allora sì che tutto dev’essere compatto e con un unico tono. Comunque capisco cosa intendi, perché è vero, tanti autori sembrano, semplicemente, schizofrenici.
    Ciao!

  • Lidia Perfinta scrive:

    P.S.
    In effetti, però, sto ripensando alle due versioni della pagina di questo racconto e mi sono resa conto di aver confuso ritmo con stile.
    Non dovevo suggerire: “In certi racconti meglio il mostrato, in altri vai col raccontato, (inteso come una panoramica sul lavoro del personaggio o ambientazione in generale).”
    In realtà, per cambio di ritmo fra i racconti, intendo:
    - in alcuni, partire subito in medias res, (qui, l’esempio del tipo che è nervoso, ma non sai il perché, e subito gli arriva la comunicazione).
    - in altri, sempre mostrare, ma non subito in medias res. Esempio con questo racconto: qualche capoverso in più, sempre concreto, (e senza infodump), che mostri qualcosa del protagonista e cosa fa, per poi far arrivare la comunicazione.
    Ecco, questo intendo per cambio di ritmo. Sempre mostrare, ma non immediatamente il fulcro del racconto, come accade in altre parti del libro.
    Scusa, Francesco!
    Sono così abituata ai mostrati che fin dalla prima riga partono frenetici, che dimentico che ci sono anche altre cose interessanti da mostrare, magari un tantino più calme, per poi fare il botto.

  • Francesco Barbi scrive:

    Prendendo spunto dagli ultimi commenti, cerco di sintetizzare al massimo il mio attuale punto di vista sull’intera faccenda. Intanto, d’accordo con @rosma, ritengo importante mantenersi aperti a tutte le possibili soluzioni e compiere le scelte seguendo il proprio sentire.
    Riguardo al raccontato, ben venga se interessa, se cattura, se “immerge” e costringe a proseguire la lettura. Il fatto è che, a mio parere, raggiungere questa condizione di immersione con il raccontato è più difficile che con il mostrato; specie al giorno d’oggi. Il ritmo è senz’altro connesso con l’immersione e dunque va da sé che anche riuscire a mantenere un ritmo buono e funzionale risulta più facile procedendo per scene mostrate.

  • Ema scrive:

    Hola Francesco. Non ho trovato nulla che non vada in entrambi. Il raccontato è più “accudente”, da focolare, mette magari più a suo agio il lettore meno abituato, mentre il mostrato ti precipita da subito nel ritmo e illustra la realtà con tecnica impressionistica.
    Se dico “meglio il mostrato” è solo per questione di gusti personali.
    In bocca al lupo per tutto le cose nuove!!

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