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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Ingredienti per una scrittura al passo coi tempi: realismo e/o verosimiglianza

Ecco un altro ingrediente che tengo a far rientrare negli aspetti della scrittura al passo coi tempi che sto pian piano delineando (non è un caso se sono passato a parlare di scrittura e non più soltanto di stile): la verosimiglianza, realismo o comunque plausibilità e coerenza interna; nella storia, nei singoli elementi o nei legami di causa-effetto, nei personaggi, nella costruzione del mondo e dei diversi ambienti. Ritengo sia immediato rendersi conto che se lo scopo è l’immersione, ovvero la conservazione della sospensione dell’incredulità, la verosimiglianza è fondamentale. Il punto di forza di una serie come “Black Mirror“, che non può fare affidamento su milioni di budget per la produzione (ma su un’ottima sceneggiatura evidentemente sì), è a mio parere proprio la conservazione di una certa verosimiglianza attorno a un’idea originale, quasi pazzesca nella sua incredibile credibilità.

Nella narrativa di genere, a differenza di quanto qualcuno potrebbe pensare, la conservazione della verosimiglianza è ancor più cruciale, visto che la ricerca del sense of wonder mette spesso a dura prova la credibilità di quanto narrato.

incredibile ma vero

Questa è una delle espressioni che mi piacerebbe assumere quando leggo un romanzo di genere… Purtroppo però ho 37 anni e certe cose non le bevo più con altrettanta facilità. 

La faccenda abbraccia tutti gli aspetti di una storia: dalle scelte, dalla psicologia e dal modo di parlare dei personaggi, all’esistenza di creature o di costruzioni ed elementi tecnologici inventati di sana pianta, ai tempi di percorrenza nel corso di un viaggio, alle conseguenze e alle dinamiche interne di una certa organizzazione sociale, ai legami di causa-effetto… Non entrerò in merito ai diversi aspetti della questione, troppo vasta e complessa da trattare. Ogni scrittore deve confrontarsi con essa, nello specifico di ciò che sta scrivendo, facendo affidamento su tutte le sue esperienze, le sue competenze, le sue ricerche (e in ultima analisi sulla sua capacità di osservazione). Mi limiterò a una visione generale condita da un esempio.

Senza alcuna pretesa di rigore, prendo spunto dalla matematica statistica: la funzione di verosimiglianza è una funzione di probabilità condizionata, considerata funzione del suo secondo argomento, mantenendo fissato il primo argomento; ovvero una funzione che stabilisce le probabilità di un certo fatto (che in una storia esistano certi elementi, che una situazione accada, che un personaggio agisca in un certo modo, ecc.) date certe premesse (stabilite dal resto della storia). Sta all’abilità, all’esperienza e alla capacità di valutazione dello scrittore individuare i “casi dubbi” e assegnare mentalmente a ciascuno il “valore” di questa funzione in base al suo secondo argomento (quanto scritto nella storia), ed eventualmente intervenire. La probabilità non deve essere mai uguale a zero, altrimenti il particolare elemento messo sotto esame perde ogni credibilità. Laddove si pensi che questa probabilità sia alta non c’è bisogno di alcuna “spiegazione” (da non fornire comunque attraverso fastidiosi infodump), laddove invece si pensi che sia vicina al limite inferiore si dovrebbe cercare in qualche modo di giustificarla. Ovvero si dovrebbe cercare di lavorare sulle premesse (sulla storia e/o sull’ambientazione), in modo tale da innalzare quella probabilità alla luce degli ulteriori elementi e informazioni che introduciamo nel mondo e nelle vicende della “finzione”.

Chiaro è che in un mondo fantasy, fantascientifico, in una dimensione parallela, si possono postulare e ipotizzare cose che vanno oltre il reale, ma la faccenda resta delicata (“tanto è fantasy” un corno!). Per entrare un po’ nello specifico di ciò che può implicare la salvaguardia della verosimiglianza, un esempio: se non si hanno motivi per pensare che la vita e la natura nel mondo narrato siano diverse da quelle caratteristiche del pianeta Terra (che in particolare ha un’accelerazione di gravità di circa 9,8 N/kg), è poco plausibile che possano esistere giganti antropomorfi alti una decina di metri che camminano eretti sui due arti inferiori.

Il-Cacciatore-di-Giganti 1

«Non fare il furbo, tanto non sei credibile.»

Se però nella storia ci si imbatte nel ritrovamento di un colossale scheletro le cui ossa sono costituite da un materiale ignoto, scuro, molto duro ma anche leggero… e inoltre si dice che i giganti hanno un cuore con 4 ventricoli e 4 atri che pompano con vigore, una qualità eccelsa delle fibre muscolari e che magari mangiano e cacano il doppio in proporzione a un essere umano (direi circa 250 volte di più), allora forse la cosa potrebbe iniziare a funzionare…

[Per questo stesso motivo il King Kong del film del 1976 (così come quello del 1933), non essendo altro che un uomo travestito da gorilla, è senza dubbio poco verosimile:

king kong 1976

Il King Kong di Peter Jackson (2005) pare invece già più plausibile:

king-kong 2005

Mi spiego in breve: consideriamo un gorilla alto 2 metri, di massa 200 kg. Il King Kong alto 10 metri (5 volte 2 metri) non potrebbe stare eretto perché avrebbe una massa troppo grande per essere adeguatamente sorretta dall'apparato scheletrico. La massa è infatti proporzionale al volume e quella di King Kong dovrebbe essere di circa 25 tonnellate, ovvero 5·5·5=125 volte quella del gorilla (non abbiamo nessun motivo sensato per non assumere che King Kong abbia la stessa densità del gorilla). Il problema è che la capacità di sostegno dello scheletro dipende dalla sezione delle ossa: King Kong avrebbe ossa di sezioni "soltanto" 25 volte maggiori di quelle del gorilla, che dovrebbero però sostenere un peso 125 volte maggiore.]

La verosimiglianza e la percezione consapevole che di essa ha lo scrittore può essere non di rado di vitale importanza. Il punto è che, secondo me, vale la pena correre sul confine, ovvero cercare di rendere verosimigliante una storia che di primo acchito non lo è (e qui parlo anche di trama e risvolti psicologici dei personaggi). Seguendo cioè un altro dei principi guida in cui credo: degno di essere raccontato è l’imprevedibile, l’inaspettato, il sorprendente. Questa è a mio parere una delle sfide più interessanti a cui la scrittura può chiamare. Una delle sfide più proficue per trovare le idee per una buona storia.

There are 5 Comments to "Ingredienti per una scrittura al passo coi tempi: realismo e/o verosimiglianza"

  • Psicomama scrive:

    Ma che bel post!
    Bellissima l’espressione del neonato e altrettanto la tua associazione di lettore anelante emozioni.
    Sete di sorprese… Ma verosimili.

    King Kong mi ha fatto ridere!
    Personalmente sono sempre stata scettica nei confronti delle fatine… Con quelle alucce… Ma dove credono di volare? Anzi, ma dove vogliono farci credere che possano volare?!
    :-D

    • Francesco Barbi scrive:

      Be’, le fatine sono molto piccole… Se le ali fossero sufficientemente grandi e “funzionali” potrebbero anche volare, al pari delle farfalle.
      Nell’universo i rapporti di scala non sono così immediati da determinare. Ad esempio in un pianeta con un raggio 10 volte maggiore di quello terrestre (e nell’ipotesi, già di per sé forzata, che possa avere più o meno le stesse caratteristiche), non basterebbe immaginare di popolarlo con creature 10 volte più grandi. La verosimiglianza andrebbe a farsi friggere. Andando nell’enormemente grande (costellazioni e galassie) e nell’eccezionalmente piccolo (atomi) si trovano delle simmetrie di forma che potrebbero far pensare che una stella possa essere un atomo di un sistema enormemente più grande o che un atomo sia una stella di un sistema enormemente più piccolo… Be’, niente di più sbagliato.

  • Alice scrive:

    Concordo con psicomama, artciolo molto bello!!
    L’esempio di king kong mi ha dato una certa soddisfazione visto che l’ho capito anche se sono sempre stata una frana in matematica :-)

  • fospa scrive:

    Ma a noi ragazzetti il King Kong in bianco e nero (visto in palco al teatro Rossi – c’era anche il cugino Piero) piacque tantissimo!

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