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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Ingredienti per uno stile al passo coi tempi: semplicità, efficacia e scorrevolezza

Giusto qualche parola dedicata a come dovrebbe essere scritto il romanzo al passo coi tempi che sto cercando di delineare sotto il profilo della forma del testo, ovvero delle scelte grammaticali, lessicali e di strutturazione della frase e del periodo.

scheletro al servizioIl testo dovrebbe essere il più possibile chiaro, denso e asciutto. Si tratta dello scheletro su cui viene tessuto il romanzo. È importante che sia stabile, solido, e soprattutto al servizio della storia, ovvero della trama e dei personaggi. Ultima caratteristica che dovrebbe avere: non si dovrebbe “vedere” una volta ricoperto di muscoli, tessuti, vene e organi interni.

Qui sotto elenco una serie di punti (mi limito a quelli che mi vengono in mente adesso che sto scrivendo di getto questo post e di cui mi pare di non aver ancora parlato) che cerco e ho cercato di seguire nella stesura di Io sono libero:

  • Prima di tutto fare estrema attenzione alla punteggiatura, farne un uso morigerato e corretto: evitare le virgole e altre pause quando non necessarie, limitare i due punti e il punto e virgola, eliminare del tutto il punto esclamativo al di fuori dei dialoghi ed essere comunque restio a utilizzarlo all’interno di essi. Cercare di non farsi prendere la mano con gli aggettivi, ridurre al minimo gli avverbi, soprattutto quelli in -mente. Meglio costruire nuove frasi e dunque abbondare in nomi e verbi.
  • Per quel che concerne il lessico, dovrebbe essere sempre finalizzato alla concretezza, alla precisione. Specifico, ma non alla costante ricerca della parola rara, colta. Evitare come la peste il rischio di cadere nell’autocelebrazione, fare un uso parsimonioso di similitudini e metafore (che in linea di massima dovrebbero essere originali ed efficaci). Chiaro è che se un personaggio dovesse parlare forbito, colto e difficile, il suggerimento non si estenderebbe ai dialoghi, che devono ricalcare in modo verosimile la parlata dei personaggi. Usare sì i sinonimi, ma senza esagerare. Se qualcuno o qualcosa è stato designato in un certo modo, continuare a chiamarlo in quel modo. Insomma la ripetizione di un soggetto, se necessaria per evitare ambiguità, non è poi così brutta. Tra l’altro, visto che sto delineando uno stile ben preciso, che procede per scene narrate in focalizzazione interna, una maggiore immersione nel punto di vista è garantita se lessico e modo di scrivere si adattano e riproducono (più o meno) il lessico, la sintassi e l’articolazione di frasi e periodi di cui farebbe verosimilmente uso il personaggio punto di vista (che generalmente non è un “letterato”).
  • Per quanto riguarda la costruzione delle frasi e dei periodi: cercare di evitare la forma passiva, semplificare i periodi contorti. Gestire con attenzione il punto e il punto a capo, le giuste pause sono fondamentali per la strutturazione, la scorrevolezza e la comprensione del testo. Il testo deve scorrere senza intoppi, deve essere di immediata comprensione. Evitare di essere ridondanti per paura di non essere stati chiari. Se qualcosa non è ben chiaro, se qualcosa è un po’ contorto, se qualcosa suona male, se qualcosa non convince… Riscriverlo o eliminarlo. In fondo la filosofia del togliere, se messa in atto con consapevolezza, va d’accordo con il “less is more”. Un consiglio per la revisione: leggere almeno una volta tutto il testo ad alta voce.
  • [Sebbene esuli un po' dalla forma di frasi e periodi, visto che ho parlato di efficacia e dell'ottima norma dell'eliminazione di tutto il superfluo, ne approfitto per estendere un po' il discorso: evitare i dialogue tags non necessari, le descrizioni non funzionali alla storia, le spiegazioni ridondanti o tutti quei passaggi che non apportano elementi davvero essenziali per la storia o la caratterizzazione di personaggi e ambienti.]

Tutto questo perché, come detto, la parola d’ordine deve essere immersione. In quest’ottica aggiungerei che sarebbe preferibile, come tempo verbale, il presente.
Tengo a precisare ancora una volta che sto parlando di narrativa e non di “letteratura alta”, e in particolare non dello stile al passo coi tempi, ma di uno stile al passo coi tempi. Di uno dei possibili stili che credo possano far funzionare a dovere un romanzo al giorno d’oggi.

There are 4 Comments to "Ingredienti per uno stile al passo coi tempi: semplicità, efficacia e scorrevolezza"

  • Psicomama scrive:

    Essenziale e preciso, in pieno stile al passo coi tempi.
    E anche utilissimo, lucido e intelligente. Il che, invece, di questi tempi è cosa rara… ;-)

  • Lidia Perfinta scrive:

    Mi trovo d’accordo praticamente su tutto… a parte l’uso del tempo presente. Il 90% delle volte in cui lo incontro in una storia, chiudo il libro dopo poche pagine. Ma certo, sta alla bravura dell’autore non dargli il sapore di “elenco della spesa”. E come hai specificato, stai parlando di uno dei tanti stili possibili. Perciò per alcune storie, la tua compresa, (l’ho iniziata giusto da un paio di giorni), mi pare che funzioni. :)

    • Francesco Barbi scrive:

      Spero che conserverai la stessa impressione/opinione anche a fine lettura. :) Sono molto curioso di sapere che ne penserai.
      La scelta di usare il tempo presente è stata quasi spontanea… Poco dopo aver iniziato la stesura mi è venuto automatico passare al presente (avevo cominciato al passato), interrogarmi, rendermi conto che lo preferivo quest’ultima soluzione (perché più naturale ed efficace) e modificare le poche pagine che avevo già scritto.

  • Alice scrive:

    Si, si, molto chiaro e preciso! :-) ho già letto il consiglio di rileggere ad alta voce ma non ricordo più dove nè quale scrittore l’aveva dato. :-(

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