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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Immagini e scrittura… illustrazioni

Qualche giorno fa mi è arrivata la copia di “Storie di Confine“. Il mio racconto, “Fuori di testa“, è stato illustrato con una bella immagine realizzata da Giancarlo Caracuzzo. L’artista, al cui sito web ufficiale vale senz’altro la pena dare un’occhiata, mi ha gentilmente inviato il file contenente l’illustrazione. La riporto qua sotto (cliccare per ingrandire):

Fuori di Testa

Ozmo, il protagonista del racconto, con la sua cresta di capelli strinati.

Quando ero più giovane, mi sarebbe piaciuto molto saper disegnare. A dire il vero, mi piacerebbe anche ora. Purtroppo non ho fatto corsi e non ho mai imparato sul serio, né ho avuto grandi occasioni per impratichirmi, esercitarmi e coltivare quella possibile passione. Forse sarei stato pure bravino, ma da piccolo ho passato troppo poco tempo davanti al foglio con una matita in mano. Sono contento che mia figlia Margherita, invece, disegni parecchio. I suoi disegni, rinnovati di settimana in settimana, tappezzano i mobili della nostra cucina, come testimonia questa foto comparsa su un articolo pubblicato di recente sul quotidiano Il Tirreno:

Ieri Margherita ha perfino iniziato un corso di pittura. Un corso strano, uno di quei corsi “alternativi” dove non ci sono maestri, dove non si porta via niente (perché nessuno giudichi il tuo lavoro), dove tutto il materiale è lì che ti aspetta e dove nessun altro oltre lei e gli altri partecipanti può entrare. La prima lezione le è piaciuta parecchio. Staremo a vedere…

Tornando a me, da piccolissimo, non mi dedicavo al disegno, ma passavo molto tempo a giocare con il pongo. Mi è rimasta una certa manualità, così come un’ottima sensibilità nei polpastrelli. Ricordo che intorno ai vent’anni o poco più mi chiusi in casa per un periodo di qualche mese a modellare la creta, dalla mattina alla sera. Mia suocera mi prende ancora in giro dicendomi che facevo il “cretino”, d’altronde avevo bisogno di dare forma e vita alle immagini nella mia testa. La creta però non mi soddisfaceva, aveva grossi limiti. Fortuna ha voluto che poi sia arrivata la scrittura. Non è un caso che nella quarta di copertina della prima edizione de L’acchiapparatti si legga che “scrivo per dar voce ai miei personaggi interni, imbrigliare e condividere le mie visioni.” Sì, le immagini, quelle che ho chiamato “visioni“, sono ciò che più di ogni altra cosa continua a muovermi quando scrivo.

Comunque sia, quando qualcun altro, specie se bravo, legge una mia storia e crea un’immagine, io ne traggo una gran soddisfazione. Lasciando per ora perdere le copertine dei libri (e un delizioso segnalibro realizzato da Francesca Resta), che meritano un discorso a parte e che tra l’altro si trovano già in questo sito e sparse in rete, mi è capitato in un’altra occasione che un artista professionista creasse un’illustrazione di una scena tratta da una mia storia. Mi riferisco a quando Sergio Ponchione ha lavorato su prologo e capitolo quarto de L’acchiapparatti e ha realizzato 3 illustrazioni per un’anteprima sulla rivista mensile Linus. Ecco qui le immagini:

Alla "Locanda di Mezza Via" Macba legge il futuro a Gelco.

 Alla “Lanterna di Mezza Via” Macba legge il futuro a Gelco.

Alla "Lanterna di Mezza Via" Gamara lascia fuggire il terzo dei briganti a cui dava la caccia.

Alla “Lanterna di Mezza Via” Gamara lascia fuggire il terzo dei briganti a cui sta dando la caccia.

Alla torre diroccata dell'acchiapparatti, Ghescik tenta di convincere Zac a farsi ospitare per la notte.

Alla torre diroccata, Ghescik tenta di convincere l’acchiapparatti a farsi ospitare per la notte.

Non sono un intenditore, ma a me pare che i due artisti abbiano uno stile simile o che comunque abbiano scelto di illustrare i miei scritti con uno stile abbastanza simile. Non sembra anche a voi? Sarà stato un caso? Sono stati scelti perché ritenuti particolarmente adatti a illustrare certe ambientazioni (si tratta sempre delle Terre di Confine) o certe ambientazioni li hanno indotti a scegliere un certo stile?

Per chi fosse interessato, qui sotto riporto il link per visualizzare le pagine su Linus dedicate all’anteprima de L’acchiapparatti (con gli estratti dal testo che hanno ispirato le immagini) e il link a un galleria di immagini pubblicata su laRepubblica.it:

There are 12 Comments to "Immagini e scrittura… illustrazioni"

  • Psicomama scrive:

    Bella e particolare, molto espressiva., incuriosisce. Ma il racconto? Proprio non lo puoi mettere? È pubblicità x loro dopotutto… No?
    (Lo voglio, lo voglio, lo voglio leggereeeeeeeee)

    • Francesco Barbi scrive:

      Be’, no, non posso proprio pubblicarlo qui. Sebbene l’antologia sia un po’ costosa (non ho ancora letto tutti i racconti, ma dovrebbe comunque essere carina), considera che il ricavato va interamente in beneficenza…

  • Aislinn scrive:

    Anche a me piacerebbe saper disegnare, eccome! Darei non so cosa per auto-illustrarmi ^^ Invece non ho nemmeno un briciolo di talento grafico -_-

    • Francesco Barbi scrive:

      Ora che ci penso, ricordo che in terza o quarta elementare provai a costruire qualche storia attraverso una moltitudine di minuscole vignette. Mi ci divertii parecchio, ma sono sempre stato molto esigente e già allora non mi sentii granché soddisfatto della realizzazione grafica… Ho definitivamente smesso di disegnare (se non per dovere o per altre esigenze) quando il mio senso estetico si è, ahimè, sviluppato ancora un po’.

  • Psicomama scrive:

    Ok, ricevuto e… Comprato! Appena arriva lo leggo e ti scrivo! Buona notte.

  • Psicomama scrive:

    Ps: io dipingo… Molto spesso ho disegnato o dipinto le mie scene oniriche e devo dire che è bellissimo perché il sogno si amplia arricchendosi di nuovi elementi.
    Ma anche tu, Francesco, a giudicare dalle mappe e dagli schizzi che hai pubblicato in rete, procedi in un modo analogo, fra tratto e parole, in un susseguirsi e rincorrersi di immagini e parole che con l’onirico ha molto a che fare.
    No?

    • Francesco Barbi scrive:

      Sì… Le immagini che creo però, come hai detto, sono schemi, prospetti, mappe, ovvero uno strumento e non il fine. Non sono quelle le “visioni” che io inseguo e a cui voglio dar forma e concretezza con la scrittura (e che non riuscirei a realizzare graficamente). Comunque sì, il legame tra i miei schizzi e ciò che scrivo può avere qualcosa in comune (nell’alimentarsi vicendevolmente ad esempio) con quello tra i tuoi sogni e dipinti.

  • Lidia Perfinta scrive:

    Anch’io ho provato per un anno, tra il 2005 e il 2006, a rendere con disegni le storie che avevo in mente. E ho smesso perché, in mano a me, la matita non riusciva proprio a rendere quello che vedevo. Va bene che anche per scrivere bisogna applicarsi per anni e anni, prima di produrre qualcosa di decente. Ma non so, certe cose devi sentirle, no? Con la scrittura c’era l’impulso irrefrenabile di spaccarmi la testa per capire come riuscire a descrivere gli intrecci che immaginavo, mentre coi disegni… no, ho sentito che, per quanto mi fossi applicata, non sarei mai stata all’altezza.

    Ah, ma a proposito di questo argomento! Sai, Francesco, che la storia che ho in mente adesso, (su un meteorite), in realtà la sto elaborando insieme a un amico che era con me a Lucca, come graphic novel? Una cosa che mi incuriosisce troppo. Piano piano sto scoprendo un modo diverso di raccontare. La cosa mi piace assai. Non sarò io a disegnare la storia, ma dovrò lo stesso descriverla per immagini vivide, fin nelle singole scene. Sono molto contenta.

  • Irene Vanni scrive:

    Io anni fa disegnavo proprio, suonavo, cantavo, studiavo, troppe cose… così alla fine mi sono dedicata unicamente alla scrittura. Ho apprezzato tantissimo l’illustrazione che Beatrice Cremonini ha realizzato per il mio racconto, ne ha colto in pieno lo spirito.

  • Lidia Perfinta scrive:

    Sì, sì, l’amico è disegnatore; è lui che ha lanciato l’idea di spaziare anche nel mondo delle storie illustrate!

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