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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

Consigli film: Django e il pulp

Qualche giorno fa ho visto Django Unchained, l’ultimo film di Quentin Tarantino. In rete si trovano già miriadi di commenti e recensioni… E dunque mi limiterò a un’impressione generale e mi soffermerò su qualche dettaglio che ha colpito me in particolare, per poi deviare su un discorso che riguarda invece il legame tra questo film e il pulp, intendendo per pulp qualcosa che ormai ha poco a che fare con il significato originario del termine.

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Giusto per dare un’idea della trama del film: “Stati Uniti del Sud, alla vigilia della guerra civile. Il cacciatore di taglie di origine tedesca dottor King Schultz, su un carretto da dentista, è alla ricerca dei fratelli Brittle, per consegnarli alle autorità piuttosto morti che vivi e incassare la ricompensa. Per scovarli, libera dalle catene lo schiavo Django, promettendogli la libertà a missione completata. Tra i due uomini nasce così un sodalizio umano e professionale che li conduce attraverso l’America delle piantagioni e degli orrori razzisti alla ricerca dei criminali in fuga e della moglie di Django, Broomhilda, venduta come schiava a qualche possidente negriero.” (tratto da mymovies.it)

Per me Django Unchained è senz’altro un bel film, un film che val la pena vedere al cinema. Quasi tre ore ben spese. Per quel che mi riguarda, la prima ora è la migliore: fantastica, non una pecca, niente incrinature nella sceneggiatura, nei personaggi, nei dialoghi; inquadrature e scene indimenticabili. Nella seconda parte del film, a mio parere, c’è qualche calo nel ritmo e qualche sbavatura. Naturalmente non mi riferisco a tutto ciò che il regista ha consapevolmente e volutamente utilizzato o costruito (occhiali da sole, scene di violenza inverosimili, anacronismi o altre eclatanti inesattezze). La cosa che mi ha convinto meno: perché mai Schultz e Django non hanno offerto i 12000 dollari per Broomhilda subito? Li avevano guadagnati eccome, lo si vede pure, quando il maggiordomo di Candie li tira fuori, che nel portafogli del tedesco ce ne sono almeno il doppio. Perché? Per non spendere tutti quei soldi, per ottenere la libertà di Broomhilda al minor prezzo possibile? Ma lo sapevano bene quel che rischiavano. Django stesso forse aveva guadagnato i 12000, e comunque se il tedesco avesse detto 5000 per la schiava, così, sull’unghia, non credo che a Candie avrebbe fatto schifo una simile offerta.

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 Meravigliosa la scena in cui Schultz spilla la birra, taglia la schiuma, dice quel che dice…

La cosa che mi è piaciuta di più? Il miglior personaggio, il cacciatore di taglie, il tedesco dottor Schultz, interpretato da Christoph Waltz. Formidabile. Ho un debole per il “giocare con la lingua”, e Tarantino lo fa in modo magistrale attraverso questo personaggio eccezionale. Ho adorato il suo parlare ricercato, aulico, raffinato, nonostante sia straniero, e/o forse proprio per questo, il suo essere intelligente, colto e acuto, spietato ma umano, complesso. Di quella complessità (derivante da secoli di storia) di cui solo un europeo, e mai un americano, può essere dotato, sembra quasi rendersi conto e confessare Tarantino. Mi ha ricordato Fernando (Bruno Ganz), il cameriere islandese che parla un italiano forbito e letterario nel film di Silvio Soldini Pane e tulipani. Anche quello proprio un bel personaggio.

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Una quindicina di minuti dall’inizio del film, quando si arriva alla scena in cui Schultz fredda a bruciapelo e in modo del tutto inatteso lo sceriffo locale, mi sono esaltato. Ero andato da solo al cinema, son saltato sulla sedia ridacchiando e ripetendo più volte “meraviglioso” ad alta voce.

Ebbene il cacciatore di taglie interpretato da Waltz non perde un colpo, dalla prima all’ultima delle battute che gli sono riservate nel film. Ogni volta che apre bocca, riempie la scena, appaga l’orecchio e la mente.

Ma come definirei questo film? Personalmente direi senza ombra di dubbio che è pulp, sebbene non abbia tutte le caratteristiche di quello che io intendo per pulp (ad esempio nell’intreccio, che è lineare, e nel montaggio delle scene). Sì, d’accordo, di certo non sto parlando del pulp a cui si riferiscono i “puristi”, ovvero ciò che si intuisce dal corrispondente link su Wikipedia e che è esplicato meglio in questo articolo scritto di recente da Davide Mana oppure su The pulp Magazines Project, sito americano dedicato appunto al pulp originario. Ma, nonostante l’articolo polemico di Davide Mana o quello pubblicato ieri sulla sua falsa riga da Gianluca Santini, entrambi mirati proprio a precisare che il pulp, quello vero, non ha niente a che vedere con Tarantino, per me Django è sostanzialmente una reinterpretazione pulp dello spaghetti western.
La solita questione delle etichette? Che devo dire, forse io intendo il “nuovo” pulp? The new pulp? Be’, io intendo quello che fa pensare in primo luogo a Tarantino e ai suoi film: Pulp fiction, Le ieneKill Bill; ma anche ai film di Guy Ritchie o, se vogliamo parlare di libri, ad alcuni romanzi di WillefordLeonard, Lansdale, Don Winslow… Mi riferisco a quel pulp lì. Secondo me l’opera di Tarantino, e dunque anche il suo ultimo film Django Unchained, è pulp, non ci piove. Lo è nella scelta del pezzo hip hop sulla marcia iniziale di schiavi e schiavisti, nel racconto del mito di Sigfrido, lo è quando Django infila gli occhiali da sole, lo è quando schizza il sangue a sacchettate, quando la sorella di Candie, colpita dalla pallottola sparata da Django vola indietro con un’angolazione totalmente inverosimile. E ancora è pulp in quanto imitazione-evoluzione del pulp originario, quasi meta-pulp, con tutti i camei, le strizzate d’occhio, i riferimenti. Un po’ come il romanzo Pulp di Bukowski. Che, per me, è effettivamente un romanzo pulp. Ci sono più stilemi che identificano questo pulp che quello originario e, soprattutto, sono molte di più le persone che riconoscono nel termine e al termine quegli stilemi e quelle caratteristiche.

A me il termine “pulp” piace e mi piace affibbiarlo all’opera di Tarantino. Non me ne voglia Davide Mana se ho cercato di difendere la mia prospettiva nei miei interventi sul suo blog. A entrambi piace il termine ed entrambi vorremmo che quando lo si usa ci si riferisse a quello a cui ci riferiamo noi. L’uno si appella al significato originario, corretto, l’altro (il sottoscritto) alla diffusione, all’uso comune che se ne fa. Perché, parliamoci chiaro, al giorno d’oggi se si chiede a qualcuno pescato a caso nella popolazione mondiale (e non sto parlando della nostra Italietta retrograda e ignorante) che cosa intenda per pulp è certamente più probabile che inizi a parlare di Tarantino, violenza, droga, etc, piuttosto che di riviste anni ’3o.
Al limite, mettiamola così: visto che la stragrande maggioranza delle persone di fatto pensa a Tarantino quando sente la parola pulp, scelgo anch’io di usare quella parola con quel significato, in nome di una più facile e veloce comunicazione. Non è lecito? Siamo così certi che a questo punto si debba parlare di uso improprio o addirittura di errore? In fondo, in nome di che si dovrebbe difendere a tutti i costi il significato originario a discapito di una sua evoluzione? Perché si dovrebbe usare un altro termine per non confondersi quando ormai, volenti o nolenti, di fatto, quasi non ci si confonde più?

Per concludere il discorso, e a dirla tutta chiarirlo, confesso di accarezzare l’idea di definire il mio ultimo romanzo, Io sono libero, un romanzo che ha derive pulp. E questo fatto, evidentemente, spiega il perché io mi sia accalorato così nel prendere la posizione presa.
Ai puristi non mi resta da dire che, ahimè purtroppo per loro, credo proprio che dovranno rassegnarsi, e in futuro sempre più, a dover precisare che quando parlano di pulp si riferiscono a quello “vero”, quello cioè che…

There are 10 Comments to "Consigli film: Django e il pulp"

  • Ignacio scrive:

    Di Tarantino ho visto quasi tutto. Questo Django purtroppo però non l’ho ancora viisto e temo che se non resterà a lungo nelle sale non lo vedrò al cinema :-(
    Sul discorso del pulp confesso la mia ignoranza, non sapevo da dove derivasse il termine pulp, avevo sempre pensato a “polpa” nel senso di qualcosa che avesse a che fare con sangue e carne. Ci stava bene con Tarantino :-) Anche per me Tarantino è sicuramente pulp. Anzi, per me Tarantino è il pulp! :-)

    • Francesco Barbi scrive:

      Un peccato non vederlo al cinema… Io mi sono perso Inglourious basterds. Il DVD mi è arrivato più o meno una mezz’oretta fa con il corriere di Amazon, insieme a Inception, Moon e allo Sherlock Holmes di Guy Ritchie. :)
      Ah, mi fa piacere sapere che anche tu consideri pulp l’opera di Tarantino.

  • Lidia Perfinta scrive:

    Questo Django ha subito incuriosito anche me, sebbene non sia affatto una fan di Tarantino. Più che altro, non sono fan dei suoi intrecci, menre ammetto con piacere che moltissimi dialoghi delle sue storie mi hanno catturato fino all’ultima battuta! Ecco, son proprio le trame, di solito, che a volte trovo un po’ forzate, ma i dialoghi… :D Comunque, ti è arrivato Moon, Francesco? Se è quello che penso io… a me è piaciuto molto! Dire che ci sono pochi personaggi è un eufemismo, ma è stato proprio questo il bello, eh, eh.

    • Francesco Barbi scrive:

      Sì, credo proprio che Moon sia quello che pensi tu (diretto da Duncan Jones, del 2009, con Sam Rockwell). Me lo ha consigliato una coppia di amici, dei cui gusti mi fido, descrivendomelo come un gioiellino, ovvero un film a low-budget ma con una brillante sceneggiatura e un’ottima idea di fondo… Come dovrebbe avere ogni buon film, specie se di fantascienza.

  • Psicomama scrive:

    Da vera impreparata forse ma … Perché, Tarantino non è pulp?
    Comunque non mi dispiace. Mentre ho visto Machete (pulp no?) e mi ha fatto “cagher”. Quando ci vuole ci vuole.
    Riflessioni interessanti comunque.

    • Francesco Barbi scrive:

      Machete è di Rodriguez (amico stretto di Tarantino che, tra l’altro, è uno dei produttori del film). Di certo non è pulp nel senso originario del termine, ma sì, secondo me è considerabile pulp (estremo e quasi caricaturale). A me non è piaciuto molto, ma non è nemmeno dispiaciuto.

  • Lidia Perfinta scrive:

    Ah, sì, Machete! L’ho visto anch’io. Più che altro, mi piace quell’attore, mi diverte quell’aria da duro-spacco-chiappe-a-chiunque. Poi ho visto Planet Terror, (quello della tipa con il mitra al posto di una gamba), e Grindhouse. Insomma, una mega dose di splatter dritta in faccia, però, oh, mi sono divertita. Va beh, donna delle caverne sono! A Natale mi regalerò una bella clava. :)

    • Francesco Barbi scrive:

      Una clava anche per me. Anch’io li ho visti entrambi. L’uno, Planet Terror, è davvero delirante ed estremo, alla fine divertente nella sua follia (la tipa e la sua gamba poi)… L’altro, Grindhouse, è più Tarantiniano (e in effetti credo sia diretto proprio da lui o comunque da lui e Rodriguez), e nei dialoghi infatti è senza dubbio più brillante. Entrambi però, per tornare al discorso etichette e generi, sono più omaggi e considerabili essi stessi appartenenti al genere d’exploitation degli anni ’70 e non propriamente pulp… Grindhouse, è vero, è considerabile di genere exploitation, ma gli altri film di Tarantino io li considero più che altro pulp. :)
      … Ieri sera ho visto Moon. Mi è piaciuto. Molto ganza l’idea, e verosimile la costruzione. Non mi sarei aspettato che i due accettassero la realtà così, senza sconvolgersi troppo (io mi sarei aspettato depressione totale, urla e grida); però il fatto che il regista abbia deciso di non indugiare troppo sul risvolto psicologico alla fine non mi ha disturbato, anzi. D’altronde anche il fatto che il più anziano stia sempre peggio non viene spiegato, sebbene si intuisca il perché. Insomma, quello che si può intuire, lo si intuisca, non c’è bisogno che sia spiegato, né mostrato…

  • Psicomama scrive:

    Ci sono aggiornamenti sulla discussione che ho citato su Revolver (non sapevo se postare qui o dove si parla di Guy R)
    http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5996248592548876081&postID=6699511485412700706&page=1&token=1360936959343

    e qui si definisce pulp anche quello e senza dubbi…

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