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Francesco Barbi – blog | Io sono libero?

La luce e le origini dell’universo

Riparto da dov’ero rimasto, senza storie. 

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La scienza è la costruzione umana con il massimo, indispensabile, grado di verità. Questo significa anche che la scienza non sempre possiede o può possedere la verità.

La religione è la costruzione umana con la massima potenza o capacità di spiegare l’universo. Questo significa anche che la religione è una difesa contro l’incapacità di spiegare i fatti e il non-senso dell’esistenza… Indispensabile?

A quanto pare per Einstein la religione sarebbe indispensabile. Chissà però cosa intendesse per religione quell'illuminato...

A quanto pare per Einstein la religione sarebbe indispensabile. Chissà però cosa intendesse per religione o quale fosse la sua idea di Dio… Vedi link al termine del post.

Da dove viene la specie umana ormai lo sappiamo. E non c’entrano Adamo ed Eva. La scienza nel crescere apre però sempre nuove porte e si infila su percorsi sempre più impervi. La religione d’altra parte perde terreno, campo di applicabilità, ma si arrocca. Sapremo mai “da dove viene l’universo”? Ma soprattutto riuscirà la specie umana, o forse meglio la mente umana, che in fondo è biologicamente la stessa di quella dell’homo sapiens sapiens di 100000 anni fa (e non poi così diversa da quella dell’australopiteco), a “reggere” le proprie costruzioni? 

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Vi lascio con una lettura che a mio parere vale il tempo che vorrete dedicarle, una versione da me leggermente modificata (in sostanza ho accorciato il pezzo) di questo articolo, scovato su “Il circolo degli inquieti” (sono un po’ inquieto anch’io in questo periodo):

La velocità della luce nel vuoto è una costante fondamentale della natura e secondo la teoria della relatività rappresenta il limite massimo cui può viaggiare qualsiasi segnale, onda o particella, che trasporti un’informazione. Il suo valore, indicato con la lettera c, è pari a esattamente 299.792,458 km/s, cioè oltre un miliardo di km/h! Per quanto elevata, la velocità della luce però non è infinita.

La finitezza della velocità della luce ha un ruolo decisivo in astronomia. Prendiamo per esempio un fulmine: lo vediamo praticamente nello stesso momento in cui cade, perché è così vicino che il lampo della sua luce ci arriva in una frazione infinitesima di secondo (benché la luce viaggi nell’aria con una velocità lievemente inferiore che nel vuoto). Gli oggetti celesti sono invece talmente lontani che la luce impiega un tempo significativo a raggiungerci. La luce emessa dal Sole attraversa lo spazio fino alla Terra in 8 minuti circa; quella della stella più vicina, Proxima Centauri, in circa 4 anni; quella delle stelle nel centro della nostra galassia, la Via Lattea, in circa 30.000 anni, e quella delle più lontane tra le galassie note in miliardi di anni… La luce per attraversare immense distanze con velocità finita ha viaggiato per anni, secoli, millenni e più: quindi porta informazioni non su come un corpo celeste è adesso, nel momento in cui giunge ai nostri strumenti, ma su come era quando ha prodotto quella luce. Più lontano è l’astro, più tempo ha viaggiato la sua luce, più remoto è l’istante della sua emissione. Non si può parlare di distanze nello spazio senza considerare che corrispondono a epoche trascorse: guardare un astro lontano implica inevitabilmente osservarne il passato.

In cosmologia, quella particolare branca dell’astrofisica che studia l’universo nella sua globalità, fare geografia significa anche fare storia: lo spazio delle tre dimensioni e il tempo sono resi inscindibili dalla finitezza della velocità della luce. Dobbiamo necessariamente fare i conti con una nuova entità, lo spazio-tempo quadridimensionale.

Possiamo conoscere il cosmo solo in differita. Ammiriamo le stelle della nostra galassia com’erano dieci, cento, mille, diecimila anni fa; le galassie vicine com’erano milioni di anni fa; quelle lontane com’erano miliardi di anni fa e così via. Ma se più lontano spingiamo il nostro sguardo, più antica è l’epoca che vediamo, allora a un certo punto vedremo l’universo com’era nel momento in cui stava… nascendo! È proprio quello che gli astrofisici fanno studiando la cosiddetta radiazione cosmica di fondo, un segnale elettromagnetico che permea tutto il cosmo e che sarebbe stato prodotto in seguito a fenomeni avvenuti all’inizio della storia dell’universo.

Secondo la teoria del big bang, sviluppata a partire dagli anni Trenta del XX secolo con i contributi successivi di tanti studiosi, 13 miliardi 700 milioni di anni fa sarebbe avvenuto un evento di immensa energia che avrebbe generato lo spazio-tempo stesso. L’evento è chiamato singolarità iniziale perché è talmente peculiare che non possiamo applicargli le categorie di pensiero comuni nell’indagine scientifica.

Non ha senso chiedere “cosa c’era prima del big bang?”, perché il tempo come lo conosciamo è nato con il big bang. Al passare delle ere cosmiche, dall’energia del big bang si sarebbero formati prima le particelle elementari, poi gli atomi, infine le stelle che formano le galassie, tra cui la Via Lattea con la Terra e il Sole.

Neppure ha senso chiedere “dov’è accaduto il big bang?”, perché lo spazio come lo percepiamo è nato con esso. Nonostante il nome, il big bang non è paragonabile all’esplosione di un petardo posto nel centro di una stanza; questa, infatti, esisteva già prima dell’esplosione. Inoltre non esiste un centro spaziale dell’universo come lo intendiamo noi. Ogni punto dello spazio-tempo viene dal big bang: quindi ogni punto dello spazio-tempo è, per certi versi, “dove” è avvenuto il big bang.

D’altronde, se teniamo a mente che guardare lontano significa osservare il passato, risulta ancora più evidente quanto sia infondato pensare che ci sia un punto d’origine del cosmo. Infatti costituirebbe il passato più remoto immaginabile. Quindi per cercarlo dovremmo guardare lontano, ma in che direzione? La risposta è sorprendente: in qualsiasi direzione puntiamo i nostri strumenti, vediamo il passato dell’universo; in altre parole, la nostra origine ci circonda!

Per chi volesse approfondire un paio di link interessanti:

Il massimo indispensabile

Due settimane fa è stato dato l’annuncio della prova dell’esistenza delle onde gravitazionali.

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Un grande scienziato, un grande creativo… La scienza non è altro che la costruzione umana con il massimo, indispensabile, grado di verità. Ma alla fin fine più che scoperta, è inventata.

Ho seguito la questione con un certo interesse, tra l’altro il compagno di mia cugina lavora al progetto Virgo, e non avevo dubbi che prima o poi le onde gravitazionali sarebbero state osservate.
Agli interessati un paio di link in cui mi sono imbattuto, a mio parere validi per cercare di chiarirsi un po’ le idee:

Io ne approfitto per parlare del mio ultimo progetto, “Il massimo indispensabile”, nel cui capitolo iniziale uno dei protagonisti, insegnante di matematica e fisica in un liceo, parla proprio del superamento della legge di gravitazione universale di Newton, di Einstein e della deformazione gravitazionale dello spazio-tempo… E di come la scuola non riesca a tenere il passo con lo sviluppo della conoscenza.
Senza dilungarmi oltre, allego qui il primo suddetto capitoletto del romanzo:

 Il massimo indispensabile – primo capitolo

P.S.: Ho aggiunto la scheda relativa a “Il massimo indispensabile” tra i progetti nella barra laterale.

Il mio 2015 in poche righe

Rieccomi, a distanza di un anno. Chiaro è che in questo 2015 non ho avuto tempo da dedicare al blog. I motivi sono molti, dagli impegni con la scuola (se non altro a settembre, dopo 10 anni di insegnamento, sono finalmente passato di ruolo) ai figli (il più piccolo, 3 anni e mezzo adesso, è stato davvero impegnativo), alla scrittura… Quanto spazio riuscirò a dare al blog in futuro dipende da alcune scelte importanti che dovrò fare a breve e di cui, nel caso, parlerò.

A ogni modo, riguardo alla scrittura, ho continuato a “lavorare” ma, ahimè, non ci sono ancora novità sostanziali dal punto di vista editoriale.

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“Waiting for Godot”…

Due i progetti che hanno caratterizzato quest’anno (e che inserirò nei prossimi giorni nella side-bar): “Il massimo indispensabile”, un noir iniziato l’anno scorso e ambientato nella provincia di Pisa ai giorni nostri, e “Libro assurdO”, un romanzo diciamo di genere fantastico che ho più volte negli anni ricominciato e tentato di portare avanti (e a cui, tra l’altro, ho già dedicato un post: questo).

Al momento sto lavorando su “Libro assurdO”. Più che lavorando, sto ancora cercando il bandolo della matassa o comunque di capire se stavolta sarò in grado di portarlo a termine. Lascio in assaggio le primissime pagine della nuova versione:

Libro assurdO – prime pagine

Che ve ne sembra? Troppo assurdo?

Ne approfitto per augurare a tutti un ottimo 2016!

Consigli libri e un saluto al 2014

Siamo arrivati alla fine dell’anno. Le risposte che attendo tardano ad arrivare, speravo di sapere qualcosa entro il 2014 e invece devo pazientare, prolungare l’attesa e sperare nel 2015.

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Per fare un piccolo e parziale bilancio, questo è stato un anno piuttosto faticoso, ma anche ricco di acquisizioni, evoluzioni e cambiamenti.
Ho revisionato il romanzo completato alla fine del 2013, ho ripreso, portato avanti e interrotto per la seconda volta la stesura di un progetto concepito nel 2012, e ho iniziato, portato avanti e quasi terminato la stesura di un nuovo romanzo.
Non ho letto tutti i libri di narrativa che avrei voluto, ma ne ho letti comunque più di una sessantina. Non è banale stabilire quali mi siano piaciuti di più. L’arte di questi tempi è sempre più votata all’intrattenimento, per cui assumo come principale metro di giudizio il coinvolgimento e la voglia di proseguire che ho sentito durante la lettura. E allora i cinque romanzi che mi sono piaciuti di più in questo 2014, con un brevissimo e personalissimo commento, sono i seguenti:

  • Stoner – John Williams - Questo è il libro che ho regalato per Natale. In pratica è il racconto di una vita (con narratore esterno onnisciente) inframezzato dagli episodi giudicati cruciali attraverso quella che potrebbe essere la prospettiva del protagonista in punto di morte. Un protagonista antieroe che vive una vita in buona sostanza priva di grandi eventi, di certo non avventurosa (tra l’altro Stoner, a differenza di molti coetanei, non si arruola per andare in guerra). L’introspezione psicologica, questa visione saggia, “prospettica” della vita, quasi distaccata ma molto matura, mi ha colpito nel profondo. Un’ottima recensione la trovate sul blog “Le parole e le cose”, qui.

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  • Freddo a luglio – Joe Lansdale - Uno dei libri di Joe che mi era sfuggito. Un libro che, almeno in Italia, sembra aver avuto meno successo degli altri (e lo si può capire, una volta letto, data la pesantezza dei temi trattati), ma che a mio parere è un vero gioiello. Corto e denso, pieno di colpi di scena, si fa divorare. Mi piace assai la verosimiglianza e la crudezza con cui Lansdale cala i propri personaggi in situazioni “estreme”.

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  • La foresta – Joe Lansdale - Avventure, sparatorie e duelli, personaggi strani e accattivanti, bel ritmo. E poi quell’ambientazione western “vera”, sporca, piena di merda, fango, sangue e puzza di cavallo, che mi ha ricordato “Django” (forse più il film originale di Corbucci che quello di Tarantino) o “Gli spietati” (altro grandissimo film di Clint Eastwood), e in cui vige la legge del più forte, o del più pazzo, o del più crudele. Fuorilegge, cacciatori di taglie, nani e puttane. Un grande Lansdale, che resta uno dei miei autori preferiti.

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  • Alice è in pericolo – Ed McBain - Ho letto 5 libri di McBain durante l’estate e questo l’ho trovato il migliore. Non fa parte della serie dedicata all’ottantasettesimo distretto che ha reso famoso l’autore, libri quelli che si fanno senz’altro leggere ma che non hanno bisogno di un’idea alla base così potente (visto che si reggono sulle vite dei personaggi ricorrenti). Questo non mi stupisce, quando apprezzo un autore mi trovo spesso a preferire i romanzi indipendenti piuttosto che quelli “seriali”: di Simenon non mi entusiasma Maigret, di Malet non amo i romanzi con protagonista Nestor Burma, di Lansdale i romanzi con Hap e Leonard sono quelli che mi catturano meno…

Alice è in pericolo

  • Morte e vita di Bobby Z – Don Winslow - Uno dei libri che ho più apprezzato di questo autore. Lo stile, punto di forza, si è fatto sicuro e privo di sbavature, sperimentale (anche se ormai solido) e al passo coi tempi, teso all’efficacia. E in più la storia c’è e regge.

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Ne approfitto infine per segnalare una mia intervista per il sito “TrueFantasy” pubblicata di recente, in cui torno a parlare de “L’acchiapparatti” e de “Il burattinaio”, mi soffermo sulla mia passione per gli antieroi e racconto anche qualcosa del mio presente:

Alla locanda di Mastro Angelo: “Intervista a Francesco Barbi”

Buon 2015 a tutti!

Il nuovo progetto in tre mail, Lucca C&G e PBF

Sto scrivendo un nuovo romanzo e non ho tempo per occuparmi a dovere del blog. Cercherò comunque di farmi un po’ più vivo nei prossimi mesi. Intanto vi racconto in tre mail parte dei mesi passati, in particolare la parte relativa al progetto che mi sta impegnando al momento. E subito a seguire un paio di appuntamenti nei prossimi giorni.
Anzi, partiamo dalle segnalazioni e seguiranno le mail.

  • Oggi inizia Lucca Comics and Games 2014. Venerdì, sabato e forse domenica farò un salto la mattina o il pomeriggio e mi aggirerò fondamentalmente all’interno del Padiglione Games. Mi troverete lì o in Sala Ingellis. Salvo probabili e prevedibili imprevisti.
  • Nell’ambito del Pisa Book Festival, sabato 8 novembre in Sala Fermi alle ore 16 presenterò assieme a Sergio Costanzo e all’autore Vanni Santoni il romanzo fantasy “Terra Ignota – Le figlie del rito” (Mondadori), secondo volume della serie (del primo ho parlato qui).

Intermezzo musicale, sto ascoltando questo pezzo: SAINT MOTEL – “My Type”

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Ed ecco le e-mail:

- 21 aprile 2014 - 
Ciao Xxx,
in allegato due incipit di una quindicina di cartelle.
“La vita, la morte e quel che c’è nel mezzo” è il progetto a cui sto lavorando in questo momento. Si tratta di una primissima stesura, tutto può essere tagliato o radicalmente rivisto (a partire da nomi, scene e caratteri), sto ancora cercando di capire se ho le carte in regola per trovare strade percorribili fino in fondo. Anche il titolo, naturalmente, è provvisorio.
“Libro assurdo” contiene invece le prime pagine di un progetto evidentemente assurdo (o quantomeno troppo assurdo per ora) che ho messo da parte di recente.
Un abbraccio,
a presto,
Francesco

- 14 luglio -
Ciao Xxx,
come va?
Noi siamo in partenza, 3 giorni a Buti (magari una di queste sere provo a chiamarti), 3 a Roma e 10 in Grecia, e si rientra il 30 luglio. Avrei voluto vederti prima di partire, tra l’altro da Jacopo ti avevo portato il librino autografato da Carlotto e la lettera relativa al fallimento della Dalai (non ne abbiamo più parlato, spero che non sia necessaria o quantomeno non sia necessaria prima di agosto… Se non sbaglio la scadenza è il 24 agosto).
Ultimamente ci siamo visti poco e allora per tenerci vicini ti mando la prima sessantina di pagine di quello che al momento è “Il massimo indispensabile”. Tu mi leggi, io ti penso che leggi. Trovi il file in allegato. Riparti dall’inizio, le prime pagine sono un po’ cambiate.
A presto,
Francesco

- 17 ottobre -
Ciao Xxx,
il file è in allegato (145 pagine).
Alcune cosette potrebbero non risultare verosimili o poco chiare perché ho dato per “fatta” (nel senso che ho scritto appunti e note) una serie di interventi sulle pagine che hai appena letto, mirati appunto a sistemare, migliorare, approfondire fatti e personaggi. Io lavoro così, il passato indica e fa sgorgare il futuro, ma il flusso, se ne vale la pena, può essere invertito e spesso dunque osservo il futuro, lo scelgo in un ventaglio di possibilità che possono prevedere qualche forzatura, lo scrivo e vado a modificare il passato per rendere possibile il futuro migliore.
D’altra parte se leggi il materiale grezzo ho maggiore possibilità di intervento e, soprattutto, non guastiamo il ritmo di lettura.
A presto,
Francesco

Qualche notizia

Sto procedendo, sembra, nella stesura del nuovo progetto (quello cui ho appena accennato lo scorso post). Sono ancora in fase di elaborazione della storia, tutto è in discussione, tutto può ancora essere. Che tipo di romanzo sto scrivendo? Non lo so ancora, potrebbe essere un giallo, un noir o un non meglio identificabile main-stream. Il titolo al momento è “La vita, la morte e quel che c’è nel mezzo”. Conosco soltanto l’ambientazione, Pisa adesso, e alcuni protagonisti, primo fra tutti un professore di fisica. E naturalmente quel che è successo nelle 35 cartelle che ho riempito finora. Ovvero da quando il professore di fisica sta entrando a scuola con un attacco di emorroidi a quando si ritrova in casa con quello che ha tutta l’aria di essere il cadavere dell’ex buttafuori… Come al solito sono completamente assorbito da quella realtà parallela e il tempo da dedicare a tutto il resto si assottiglia. Tutto il rimandabile viene rimandato, tutto il superfluo viene eliminato: il blog da portare avanti, le raccomandate da ritirare, i documenti da rinnovare, la spesa da fare (ebbene sì, qualcosa mangiamo in questo periodo, ma ci si arrangia molto), la vespa da risistemare, i capelli da tagliare, i registri da aggiornare, il medico da chiamare, il cadavere di cui sbarazzarsi… Ops, sto facendo un po’ di confusione?

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Troverò comunque il tempo per fare un salto al Salone del Libro di Torino. Non ho particolari interessi quest’anno, conto di fare una chiacchierata con il mio agente (a proposito, l’agenzia letteraria che mi rappresenta è la Malatesta Literary Agency) e spero di rivedere tanti amici e colleghi. Di certo ci sarò domenica 11, forse anche sabato pomeriggio. Se qualcuno volesse incontrarmi, mi scriva un commento qui o una e-mail.

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Un’altra comunicazione: come stabilito da tempo, sarò uno tra i giurati del concorso letterario Dandelion, indetto da Writer’s Dream nel 2012 e giunto finalmente alla fase finale, sebbene non senza intoppi. Il 15 maggio saranno comunicati i racconti finalisti e io sarò chiamato a leggerli e valutarli insieme agli altri membri della giuria. Ecco un link alla pagina dedicata al termine della prima fase del concorso su Writer’s Dream: Dandelion – Fase #1 terminata.

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Che altro dire… Sto aspettando ben altre notizie, spero che arrivino presto e siano buone.

“Io sono libero” – scena 1.1

L’ultimo è stato un periodo di riflessioni, attesa, brain-storming, di scrittura sui quadernetti e di poca scrittura su schermo. Settimane dedicate alla ricerca del prossimo viaggio, della meta, dei mezzi, delle risorse, delle aspettative. Per un po’ ho creduto di poter portare avanti “Libro assurdO” (ne parlo qui), ma dopo aver faticosamente scritto una ventina di buone cartelle, ho visto chiudersi ogni strada e mi sono arreso di nuovo. Ci sarebbe bisogno di un bel mezzo cingolato, che al momento non sento di possedere. Mi sono quindi riaperto alle varie possibilità e adesso mi pare proprio di aver iniziato a scoprire una storia su cui scommettere. Le idee sono molte e in questi giorni non faccio altro che appuntare note sui quadernetti.

Mi rifaccio vivo, però, per tornare su “Io sono libero” e sottoporvi l’incipit, ovvero la prima scena. Dopo la presentazione dei personaggi attraverso le voci dei personaggi stessi (la trovate qui), il romanzo si apre con Geronimo in seduta, nello studio del suo psicoanalista.
Il pezzo è stato scritto e revisionato con la supervisione di uno psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico, è stato letto da un certo numero di persone ed è generalmente piaciuto. Di recente però il commento di due lettori ha sollevato in me qualche perplessità sulla figura dello psicoanalista. Mi sono riletto con attenzione il pezzo e ho deciso di rimetterci un po’ le mani. In effetti forse il terapeuta parlava e interpretava un po’ troppo. D’altronde la terapia è iniziata più o meno da due anni e il dottor Steffei, che avverte la criticità del momento nella vita di Geronimo, dava spazio, in maniera non impeccabile, all’impulso-bisogno di dare al paziente qualche spunto importante su cui riflettere.
A ogni modo, ho rivisto il pezzo. La mia intenzione è di far percepire lo psicoanalista non come un illuminato, ma comunque come un professionista competente. Alla fine un buon professionista. Che però, evidentemente, può anche fare qualche errore, visto come reagisce nell’ultima parte della seduta Geronimo.

Ecco il pezzo: IO SONO LIBERO – 1.1: Geronimo in seduta nello studio del dottor Steffei

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Questa posizione del lettino rispetto all’analista però non è quella “corretta”…

Ve lo propongo per un parere da lettori, indipendentemente dalla vostra conoscenza di questo campo professionale. Che ne pensate? Qual è la vostra percezione del terapeuta?

P.S.: Chi volesse ascoltare il pezzo che Geronimo ha in testa, lo trova qui: X-Form, Pleasure Voyage (1996)

Un vecchio progetto, “Libro assurdO”…

Sono pronto per immergermi in un nuovo progetto. Una bella sensazione, un po’ come quando stai per partire alla volta di un paese straniero, tutto da scoprire. Ma il problema è decidere dove andare. Da qualche giorno mi sto prendendo un periodo di brain-storming, di riflessioni e fantasie su ciò che potrei scrivere adesso. Ho tante idee in testa o appuntate qua e là nel corso degli ultimi anni, ma sono ancora in una fase di osservazione-costruzione delle possibilità e per ora mi limito a dire che sono aperto a tutto.
In questi periodi dedicati all’ascolto, sincronicità e presunte coincidenze possono essere particolarmente significative. Un paio di post fa ho parlato del procedere per situazioni, di farsi portare avanti dai personaggi, e ho immaginato l’esperienza di stesura di un romanzo partendo completamente al buio circa la trama. Sempre di recente, ho letto gli ultimi due articoli pubblicati sul sito “Tapirullanza“, i cui contenuti ho trovato risonanti con il progetto del quale sto per parlare (storie su più livelli, vita dello scrittore che “interagisce” con la storia narrata e altro), ho visto il film 7 psicopatici (se vi capita, guardatelo, è interessante e ben costruito) e mi sono trovato a meditare sulla recente tendenza, sia nella letteratura che nel cinema o nella TV, a mostrare il “dietro le quinte” e a farlo interagire con lo spettacolo stesso. Insomma ho riflettuto su certe nuove strade che, figlie di questi tempi, si aprono e chiedono di essere percorse.

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Così, qualche giorno fa, ho messo insieme qualche idea e un po’ di elementi accessori e mi sono reso conto che avevo già più o meno pensato un progetto simile, giusto a gennaio dell’anno passato. Il titolo provvisorio del libro che all’epoca avevo pensato di poter scrivere è “Libro assurdO”. Nella mia mente si tratta di un romanzo, meglio tornare a ripetere libro, molto particolare… Forse è meglio se vi lascio qualche pagina da leggere, ovvero quello che poteva esserne il preambolo, contenente proprio un primo tentativo di descrizione del libro che avevo intenzione di scrivere. Ve lo propongo proprio così com’era:

Libro assurdO – gennaio 2013 – preambolo

Non ho scritto altro su computer di questo libro, fatta eccezione per un incipit di una decina di pagine a dir poco delirante. In compenso ho 3 quadernetti fitti di appunti, tra i più sconclusionati e assurdi che io abbia mai scritto. Non so ancora se li riprenderò sul serio in mano, nel caso mi ci perderò. Ma so anche che se riuscissi davvero a calarmi in quel pozzo di pece, ne emergerebbe proprio ciò che dovrei tirarne fuori.
Che altro dire. Al tempo mi arresi. Non la reggevo. Rischiavo di fondermi troppo con quei personaggi strambi, folli, malati di mente che avrebbero portato avanti il progetto… E che allora mi trovai costretto a rinchiudere.

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Consigli libri: “Questa sono io”

Non ho mai dedicato un intero post a un libro scritto da un amico. In genere preferisco fare cenni o scrivere brevi commenti, forse anche per timore di non essere del tutto credibile. Per “Questa sono io” di Federico Guerri, pubblicato da Il Foglio Letterario nel novembre del 2012, voglio fare un’eccezione, perché proprio se la merita. Ho conosciuto Federico quando con un solo giorno di preavviso sostituì, nell’ormai lontano 2007, Franco Farina, comune nostro maestro che avrebbe dovuto presentare insieme a me “L’acchiapparatti di Tilos”. Pisa Book Festival del 2007, si trattava della mia prima presentazione… E proprio al Pisa Book Festival di quest’anno Federico mi ha regalato il suo romanzo d’esordio. Io l’ho preso e messo sulla pila dei libri da leggere. Qualche giorno fa è arrivato il suo turno. Conosco Federico, anche se a dirla tutta non lo conosco poi così bene, sapevo che si occupava da molto di scrittura, soprattutto per il teatro, e che teneva corsi di scrittura creativa… Insomma, sapevo che non era uno scrittore della domenica. D’altra parte, ho sempre paura di rimanere deluso, perché un conto è essere competenti, un conto è poi scrivere un bel libro. Questo libro mi ha sorpreso, confesso che non me lo aspettavo così bello.

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La partenza è folgorante, un incipit quasi surreale in cui l’io narrante, Laura Prete, una donna emblema dello Spettacolo, “ha sparato in testa, in diretta televisiva, al più rispettato showman della nazione.” Leggi qualche pagina, sei ancora lì che ti chiedi se l’autore non stia ‘cacando fuori dal vaso’ che la storia inizia a intravedersi e già ti ha catturato. Dopo un po’ ti domandi se il libro reggerà, nel ritmo, nella costruzione; e il libro regge, pagina dopo pagina. Fino al finale, che corona a dovere e dà ancora più valore all’intera costruzione gridando a piena voce il messaggio di dissenso che intride tutte le pagine del libro. E rendendo reale la ribellione nel piano della storia e dunque in modo non moralistico né scontato. Tremendo, ironico, triste, divertente. Bello. Da leggere.

Questa sono io

Citazioni, riferimenti, più livelli di lettura. Sperimentale in alcune scelte stilistiche, originale nell’architettura della storia. Un libro che osa senza compromessi, coraggioso, crudo e senza fronzoli nell’affrontare la violenza, il sesso e alcuni aspetti della realtà tanto veri, e percepibili come tali, da superare il fantastico. Già, il fantastico fa senza dubbio parte di questo romanzo (a partire dall’ambientazione e dai nomi a essa associati, che alludono in modo ironico e sarcastico all’Italia degli ultimi decenni), ma è talmente ben integrato da dare solidità al realismo disincantato della storia. E poi, un plauso all’autore per la sensibilità e la cura con cui ha costruito la protagonista, un personaggio che pare poter incarnare la donna di oggi, che vive e racconta in prima persona la sua vita attraverso un’ottica, un modo di sentire e di porsi assolutamente femminile. Che poi, sono tre donne, che sono la stessa donna, quella donna, intrigante in tutte le sue forme, che il lettore è chiamato a costruire e/o ricostruire. Una personalità dissociata, un’eccezionale attrice, tre diverse fasi di maturità, molteplici le possibili interpretazioni. Senza dubbio tre donne molto diverse – eppure non così diverse perché non sia credibile che possano convivere nel medesimo corpo – che il lettore deve appunto calare nella stessa persona, scegliendo e sacrificando aspetti dell’una o dell’altra per trovare la propria visione d’insieme. Proprio come si fa nella selezione dei ricordi, nell’alterazione degli avvenimenti, nella confusione tra sogni, ambizioni, colpe e realtà, con le persone che ci stanno accanto nella vita o, ancor prima, con se stessi. E con i propri mutevoli personaggi interni.

Al centro la storia, i personaggi, o qualcos’altro?

Prendo spunto dall’ultimo post pubblicato (in particolare dalla mia seconda risposta all’intervista) e da due eventi a cui ho preso parte nel mese scorso per parlare dei possibili, diversi motori-guida che possono muovere un autore nella costruzione dei propri libri.

All’inizio di novembre mi sono goduto 3 giorni a Lucca Comics and Games, da spettatore. Tra gli incontri, le presentazioni, le chiacchiere e gli acquisti, ho avuto il piacere di partecipare a due seminari a numero chiuso, l’uno con Sapkowski dal titolo “Vero e verosimile”, l’altro con Dimitri dal titolo “Fare meraviglie”. In entrambi si è ovviamente parlato di scrittura ed è emerso il personale modo di procedere nella stesura dei due autori.
A metà del mese ho invece presentato il libro fantasy “Terra Ignota – Il risveglio” insieme all’autore, Vanni Santoni, nell’ambito del Pisa Book Festival, e anche qui sono stati affrontati discorsi sulla progettazione e sulla costruzione del testo. Non ne ho dato notizia sul blog perché anch’io ho saputo della cosa soltanto due giorni prima, direttamente dalla lettura di questo articolo uscito su “Il Tirreno” del 14 novembre.
Qui non mi propongo di raccontare gli incontri o di farne un sunto, mi soffermerò sull’aspetto che mi interessa ed eventualmente su qualche dettaglio che più mi ha colpito.

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Partiamo con Andrzej Sapkowski, l’autore polacco famoso nel mondo per aver dato vita al personaggio di Geralt di Riva. Io ho letto soltanto la prima raccolta di racconti tradotta in Italia dalla Nord, “Il Guardiano degli innocenti”, e confesso che non mi ha entusiasmato. Per chi fosse interessato, l’incontro è stato molto ben riportato su FantasyMagazine: Reportage – Vero e verosimile con Andrzej Sapkowski.
Ciò su cui focalizzo l’attenzione è che per l’autore polacco i personaggi sono al completo servizio della storia. A una mia domanda specifica, Sapkowski ha risposto che gli è capitato di dover cambiare la storia per i personaggi, ma questo è stato raro e non è bene. L’autore deve costruire la storia e portarla avanti. Quello è l’obbiettivo, portare avanti la storia. Ovvio che Sapkowski rientra nella schiera degli scrittori che, prima di iniziare la stesura, preparano una scaletta molto dettagliata, capitolo per capitolo, dell’intera trama.
Cos’altro mi ha colpito? Lo scrittore polacco ha parlato dell’importanza della tecnica, nei dialoghi così come nella gestione dei tempi verbali, ma ha affermato che alla fin fine è l’autore che deve sentire qual è la scelta giusta. Lo scrittore deve avere il talento per fare lo scrittore, non ci sono corsi o insegnamenti che tengano. Prima di tutto ci deve essere il talento, poi il mestiere. E ogni autore di talento ha il proprio personalissimo stile.

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Per Francesco Dimitri, invece, la storia non si costruisce, ma la si scopre. Anche lui, come me, procede per situazioni, senza una scaletta iniziale, al più (se non ho capito male) progetta man mano gruppi di 2 o 3 capitoli. L’autore nella sua scrittura deve cercare un buon equilibrio tra ego ed umiltà, e molto importante è essere onesti e rispettare la verità della storia. Sono però i personaggi al centro, ed è la storia a essere al loro servizio. Il plot è dunque determinato dai personaggi, dalle loro esigenze, vincoli, paure, desideri. Alla fine quello che interessa sono le emozioni e i personaggi, mossi dai propri conflitti. C’è e ci deve essere empatia nei loro confronti, trattati alla stregua di persone reali, per cui attingere al proprio vissuto può essere di grande aiuto per ritrovare e trasmettere emozioni. Non credo sia un caso che in “L’età sottile” Francesco sia passato alla narrazione in prima persona. Ah, a proposito, ho letto il libro al termine dell’estate e mi è piaciuto parecchio. Meno di “Pan” (caratterizzato a mio parere da un’ottima integrazione tra un mondo reale e un mondo fantastico molto ricco di idee), ma senz’altro più di “Alice nel paese della vaporità“.

Barbi e Santoni

Infine, Vanni Santoni. Ecco un link a un articolo sulla presentazione pubblicato su Libreriamo:
Al Pisa Book Festival grande accoglienza per il romanzo fantasy “Terra Ignota” di Vanni Santoni
Al centro della costruzione di “Terra Ignota”, secondo me, non ci sono né la storia né i personaggi, bensì il progetto stesso. Vanni infatti ha progettato la struttura del romanzo prendendo spunto dal “Viaggio dell’eroe” (di Vogler, così come da “L’eroe dai mille volti” di Campbell, da “Morfologia della fiaba” di Propp e da “Gli archetipi e l’inconscio collettivo” di Jung) per costruire una storia di formazione attraverso l’assemblaggio di scene tratte da molteplici fonti considerabili fantasy nella più larga accezione del termine. Ha cioè fatto un’operazione letteraria che forse non era mai stata fatta su un romanzo fantasy: ha creato un pastiche postmoderno attraverso cui mostrare un affresco del genere a 360 gradi, che spazia dal “Gilgamesh” a “Dragon Ball, da “Le città invisibili a “Conan il Barbaro, dall’alto al basso, dal letterario al popolare. L’innovazione sta nei riferimenti, nei collegamenti meta-narrativi del fantasy alle sue radici di fiaba e mito, a elementi che fanno ormai parte dell’inconscio collettivo, in una commistione leggera e giocosa di passaggi epici e dialoghi in stile manga. Chi fosse interessato, sul blog dell’autore è possibile trovare link a recensioni e interviste riguardanti “Terra Ignota, Il risveglio”, pubblicato da Mondadori alla fine di settembre: sarmizegetusa – un blog di Vanni Santoni.

Per concludere, ci sono molti altri possibili “motori” che possono guidare un autore di genere nella stesura dei propri romanzi… Così, su due piedi, mi viene in mente l’ambientazione, ovvero il bisogno di dare forma a un proprio mondo interno, oppure un messaggio morale, filosofico-sociale che si vuole trasmettere… A ognuno il proprio personalissimo modo di scrivere. Io metto al centro la storia, ma procedo per situazioni (in un continuo alternarsi tra sessioni di brain-storming e scrittura) e lascio ampio potere ai personaggi. Questo, a mio parere, può dare la sensazione di brancolare nel buio, portare alle volte fuori strada, costringere a ripensare e tornare indietro, necessitare di estrema fiducia e concentrazione per tenere le redini in pugno e procedere; ma può garantire una marcia in più all’originalità della trama e alla verosimiglianza.

 

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